La coppia più brutta del mondo
È il primo pomeriggio del 10 maggio 1734, quando il diciottenne Carlo di Borbone fa il suo ingresso trionfale in Napoli attraverso porta Capuana. I protagonisti dello spettacolo sono due: il popolo che lo accoglie, addobbando i balconi con le più sfarzose coperte e inneggiando alla generosità e alla bellezza del monarca, e l’ospite che, seppure entri da padrone, recita il ruolo di chi si fa accogliere. Carlo avanza su un cavallo bianco riccamente bardato, mentre i suoi cavalieri lanciano a pioggia monete d’oro e d’argento. La ricchezza degli abiti, la lucentezza delle armi, gli squilli di tromba e il rimbombo dei cannoni fanno il resto.
Ci vuole molta fede per gridare che Carlo è “bello come il sole”. È piccolo di statura, magro come un chiodo, le spalle curve, una faccia cavallina ramata dal sole delle tante cacce, il nasone quasi una proboscide incorniciato da una parrucca striminzita. Ma nei suoi occhi luminosi e vivaci il popolo coglie qualcosa di più importante della bellezza.
Nato a Madrid nel 1716, è cresciuto come tutti gli Infanti di Spagna: timor di Dio e poco studio, austeri costumi e altissima stima della propria funzione. Supplisce alle lacune con un naturale buon senso. Detesta lo sfarzo: quando può si libera del vestito da cerimonia per indossare quello campagnolo, di vecchio panno marrone, le tasche piene di cianfrusaglie. Ha un solo grande difetto: la caccia. Per sottoporgli le questioni di Stato, i ministri sono costretti a rincorrerlo mentre insegue la selvaggina.
Nel 1737 la madre Elisabetta gli ordina di sposare la quattordicenne Maria Amalia di Sassonia, e Carlo ubbidisce senza averla mai vista. Quando la ragazza giunge a Portella, scatta il colpo di fulmine. Charles de Brosses la descrive con «un naso nodoso, una fisionomia di gambero e una voce di gazza», ma Carlo se ne innamora perdutamente. Secondo il poeta inglese Gray, formano «una delle più brutte coppie del mondo». Forse sta proprio in ciò il segreto del loro amore: un amore che non verrà meno neppure quando il carattere della tedesca diventa insopportabile, neppure quando il vaiolo le butterà il viso. Li uniscono la tranquillità, la caccia e le cerimonie religiose. E ben tredici figli.



