Via Cisterna dell’Olio: perché questo nome?
Nei sotterranei del negozio “De Luca”, al civico 5A di via Cisterna dell’olio, si può visitare (solo previa autorizzazione del proprietario) una delle cinque enormi cisterne utilizzate nel Settecento per immagazzinare l’olio dbliva prodotto nel Regno di Napoli. All’interno del negozio, una targa di marmo dell’epoca indica la capacità in stare della cisterna (una stara corrisponde a circa dieci litri e mezzo), che poteva contenere ben 125.000 litri di olio. Il locale sotterraneo è visibile anche attraverso due oblò di vetro nel pavimento dell’esercizio commerciale. Accompagnati da un dipendente del negozio, si scende (con l’ascensore) quindici metri sotto il livello stradale e si arriva nella cisterna. Adibita a deposito di tessuti e carta da parati, conserva ancora intatte le due aperture: una più grossa (oggi sormontata da un moderno condotto dell’aria) attraverso la quale si scaricava l’olio (si nota ancora la parte scurita dal passaggio del liquido); quella più piccola serviva invece a tirare su i secchi con i quantitativi da vendere. Costruita in mattoni di cotto refrattari, la cisterna, contrariamente a quanto si crede, era usata per l’olio alimentare e non per quello destinato all’illuminazione, giacche i lampioni ad olio cominciarono a comparire in città solo mezzo secolo dopo. Questi grossi serbatoi servivano a immettere olio sul mercato o a ridurlo con facilità, in modo da speculare sui prezzi o anche a calmierarli. Dal 1778 nel regno di Napoli cera, infatti, un’attivissima Borsa di prodotti agricoli. Quando venne meno l’esigenza di conservare l’olio in maniera “centralizzata”, le cisterne furono abbandonate, per essere poi parzialmente riutilizzate dalle botteghe artigianali e infine dai moderni negozi, che ancora oggi sfruttano questi spazi sotterranei come depositi.



