Un tormentone di due secoli fa
La canzone napoletana ha la sua preistoria – come simili prodotti nati in altri luoghi – che si perde nella notte dei tempi. Nei secoli si è accumulato un enorme patrimonio di canzone popolare napoletana – molto ricco e musicalmente pregevole – che veniva tramandato per via orale, per generazioni e generazioni, a partire quantomeno dall’epoca normanna. Questa incredibile produzione è egregiamente vissuta e ha prosperato per sei secoli, fino alla prima metà dell’800, quando della canzone napoletana inizia la Storia.
Raffaele Sacco è un timido ottico, già noto in città per alcune ingegnose invenzioni, titolare di un negozio di ottica a Spaccanapoli, tuttora esistente e gestito dai suoi discendenti. Sacco è anche un poeta dilettante. In piena euforia piedigrottara, gli amici lo convincono a canticchiare una lirica che ha appena finito di scrivere. La leggenda dice che la melodia di questa canzone improvvisata, cantata insieme agli amici nei pressi di una finestra aperta, viene immediatamente colta dalla folla di napoletani che seguivano una processione. E il popolio gradisce e ne afferra a volo i versi e la struttura musicale.
Nel giro di una notte Te voglio bene assaje fa il giro di Napoli. Il successo è a dir poco strepitoso. Stampata in più di 180.000 “copielle” – un dato semplicemente mostruoso – rappresenta la canzone che segna il passaggio dalla preistoria alla Storia. In quanto, di questo componimento, a differenza di tutto il patrimonio fino ad allora esistente, si conosce l’autore dei versi, l’anno di pubblicazione (1939) e il testo originale. Qualche incertezza c’è sull’autore della musica. Fu a lungo accreditata dalla tradizione popolare (e da una targa marmorea del 1949) al celebre compositore Gaetano Donizetti, ma gli storici nutrono molti dubbi al riguardo.
Te voglio bene assaie ha rappresentato il primo fenomeno di massa di un componimento musicale. Le 180.000 copielle vendute (cioè i fogli volanti dell’epoca, stampati con testo e spartito) rappresentano un numero clamoroso per il XIX secolo. Divenne talmente popolare che veniva cantata ovunque a Napoli, dai salotti aristocratici alle strade dei quartieri popolari. La melodia era così onnipresente per le vie che divenne un tormentone incontenibile. Nacquero numerose parodie che ironizzavano sul fenomeno. Intervenne finanche, stando alle cronache dell’epoca, la Curia chiedendo a Sacco di comporre un testo a contenuto religioso. Il prodotto ci fu, ma l’esperimento si risolse in un clamoroso fiasco.
Di tutta questa vicenda, comunque già tanto particolare, agli storici interessa un unico dato: con Te voglio bene assaie la canzone napoletana esce dalla preistoria, cioè dalla fase di canzone anonima e popolare, per diventare un prodotto identificato ed identificabile. Da qui, dunque, inizia la sua Storia. Che si rivelerà assolutamente ptestigiosa.



