Il porto antico

Durante i lavori di costruzione della metropolitana di Napoli, nel gennaio 2004, sotto piazza Municipio, nei pressi del Maschio Angioino e del molo Beverello, venne alla luce una scoperta straordinaria: l’antico porto di Neapolis, sepolto a tredici metri di profondità e tre metri e mezzo sotto il livello del mare.

Il primo ritrovamento fu un’imbarcazione romana di circa nove metri, databile al II secolo d.C., seguita dalla chiglia di una seconda nave. Attorno emersero centinaia di reperti: anfore orientali ancora sigillate contenenti olio, vino e garum, vasellame africano, lucerne dipinte, monete con le effigi di Commodo e Marco Aurelio, una testa di marmo della dinastia Giulio-Claudia (forse Germanico), sandali, vasi, portaprofumi, coppe corinzie e attrezzi da pesca. Centinaia di pali di legno testimoniavano le antiche banchine.

Il porto, probabilmente attivo già dal VI-V secolo a. C. era il cuore commerciale di Neapolis: da lì partivano navi verso tutto il Mediterraneo e vi approdavano imbarcazioni da Alessandria d’Egitto, dalla Grecia e da altre regioni. Il porto era chiamato “Falero”, come l’antico porto di Atene, ed era ampio quanto quello di Siracusa. Esisteva anche un molo minore, il “Mandracchio”, probabilmente situato nei pressi di San Pietro martire.

Il declino del porto iniziò con la crisi dell’Impero romano, aggravata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e dalla decisione di Roma di utilizzare il porto di Ostia come principale scalo. Il porto cessò di esistere intorno al 400 d.C., impaludandosi nel VII secolo. La zona rimase paludosa fino al XII secolo, quando divenne un quartiere artigianale di produzione ceramica. Nel Medioevo l’area conobbe una nuova vita, testimoniata dal ritrovamento di una fontana in pietra decorata con graffiti raffiguranti tre navi.

In totale, dal 2004 a oggi, sono state rinvenute cinque imbarcazioni imperiali, oltre a uno scheletro bovino e le mura di una torre del Maschio Angioino.

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