Mettiamo la testa a posto!
a cura di Camillo Caruso
Gli Aragonesi governarono Napoli per tutta la seconda metà del ‘400, uno dei periodi di grande fermento urbanistico della città.
Quello che è oggi il centro storico vide allora diversi interventi di abbattimento e ricostruzione, dovuti soprattutto all’interesse mostrato dalle ricche corporazioni mercantili e artigiane che acquistavano edifici, spesso fatiscenti, per abbatterli e costruire al loro posto importanti palazzi.
Durante l’abbattimento di parte di un convento, fu rinvenuta una statua senza testa, rappresentante un corpo seminudo che, per la presenza di alcuni putti, fu ritenuta appartenente ad una figura di donna. Questo busto acefalo fu attribuito dalla credenza popolare alla sirena Partenope – considerata quasi un nume tutelare della città – e le fu pertanto attribuito il nome di “corpo di Napoli”. Nome che fu poi esteso al luogo ove la statua venne collocata, cioè lo slargo che sta tra piazza San Domenico Maggiore, via Mezzocannone e via San Biagio dei Librai.
A metà del 1600, dopo verifiche ed accertamenti documentali, si capì che la statua (dalla quale erano scomparsi due putti, una testa di coccodrillo e una sfinge che la adornavano) rappresentava invece una figura maschile. Fu anche appurato che era stata portata a Napoli dagli alessandrini e rappresentava una loro divinità fluviale: il dio Nilo. La statua fu allora restaurata e le fu costruita una testa, virile e barbuta, che sembrava ben rappresentare la allegoria della divinità egizia in questione. In questa occasione, fu aggiunta una cornucopia e risistemata una sfinge sotto il braccio del dio. La statua non rappresentò più, dunque, la sirena Partenope ma il dio Nilo e, da allora, il toponimo “Corpo di Napoli” divenne invece “Piazzetta Nilo”.
Le vicende della statua, però, non finirono lì. Essa fu depredata di alcune parti durante l’ultima guerra, tra le quali la testa della sfinge. Pezzi marmorei che furono certamente rivenduti al mercato nero. Di questi, la testa della sfinge fu ritrovata nel 2013 in Austria dal nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio. E nell’anno successivo, grazie ad una raccolta di fondi occorrenti ai necessari lavori di ripristino, fu ricollocata in sede. La campagna per la raccolta dei fondi, svolta presso comuni cittadini ed attività commerciali del posto, fu chiusa con successo molto prima del previsto e fu accompagnata dall’efficace slogan: “Mettiamo la testa a posto!”

