
Piattaforma logistica e Lioni-Grotta: due vergogne che gridano vendetta
Dalle macerie della Valle Ufita ai ritardi della Lioni-Grotta: viaggio senza sconti tra i silenzi colpevoli della politica irpina e i fondi svaniti nel nulla.
di Franco Genzale
Avevamo immaginato che L’Irriverente potesse tornare on line – con la sua nuova testata (registrata al Tribunale di Avellino) e con la veste grafica integralmente rifatta – entro due settimane dalla sospensione dell’11 agosto. Ce ne sono volute quattro. Scusate il ritardo.
Scusateci ancora. E ripartiamo dunque da dove ci eravamo lasciati: la nostra battaglia per la piattaforma logistica in Valle Ufita, ossia dai 130 milioni che l’ex governatore De Luca aveva scippati all’Irpinia e destinati altrove, naturalmente dalle sue parti.
Ripartiamo da lì, perfino con maggiore “irriverenza” di prima, perché nel frattempo non si è mossa foglia: chiacchiere e canti dei soliti galli sulla monnezza in abbondanza, ma fatti niente. Irriverenza dichiarata e ribadita nei confronti di De Luca padre e figlio: verso il primo perché si è chiuso nel suo colpevole silenzio sul danno provocato all’Irpinia; più prosaicamente perché dei problemi di questa provincia se ne fotte; verso l’onorevole Piero, segretario regionale del Pd, perché non ha ritenuto necessario trasferire in sede squisitamente politica una questione vitale per il processo di sviluppo della provincia avellinese. Certo, bisogna comprenderlo, povero figlio: dovrebbe ammettere che il papà ha combinato un casino indigeribile.
Irriverenza anche e soprattutto nei riguardi dei quattro consiglieri regionali irpini: anime pie appartenenti alla categoria dello spirito dei “cavoli loro”, una particolare attività umana sfuggita al rigore analitico della filosofia crociana nella “Dialettica dei distinti”.
Tuttavia, se per i consiglieri Petitto e Zecchino, con immane sforzo di comprensione, si potrebbe invocare l’attenuante generica di scarso potere dell’opposizione, niente è possibile concedere ai due capigruppo consiliari – Enzo Alaia (Casa Riformista) e Maurizio Petracca (Pd) – per giustificarne le colpe gravissime. Il 29 settembre prossimo sarà passato un anno dalla famigerata delibera dell’ex giunta De Luca con la quale si scippavano i 130 milioni all’Irpinia, e i due “signori” testé citati (120 mila euro annui a testa d’indennità) sono rimasti per dieci mesi all’oscuro della rapina consumata dall’ex governatore. Recentemente – guarda caso nel periodo in cui L’irriverente era “in manutenzione” – il capogruppo piddì ha balbettato qualcosa attraverso un’intervista al Mattino. Attenzione, però: non per puntare il dito contro l’azione piratesca di De Luca, bensì per diventarne sostanzialmente complice giustificazionista. Il banale tentativo di scaricare le colpe sul governo centrale è già stato scoperto e smentito sia da Rfi che dal ministro Piantedosi, inutile perderci su altro tempo.
Epperò, il rinvio a non si sa quando del vertice istituzionale sul tema rischia di complicare ancor di più la ricerca di una soluzione. Fino a ieri, in troppi si sono sbilanciati nel dichiarare certezza sulla disponibilità di quei 130 milioni. Nessuno si è assunto la responsabilità, comunque, di darne un riferimento concreto. Situazioni fumose, logica attendista del “dimane fa gnuorno”, roba già vista: il rischio che l’Irpinia si ritrovi a stringere un pugno di mosche.
È vero, il presidente della giunta regionale, Roberto Fico, ha deciso di metterci la faccia. Anche lui si è sbilanciato a dare garanzie, l’ultima volta qualche giorno fa a Calitri. Tuttavia, nella sua agenda non pare ci sia una data già segnata: né per il tavolo istituzionale preannunciato oltre un mese fa, né per i provvedimenti programmati nelle prossime sedute di giunta. La sensazione è che protagonisti e comparse di questa assurda vicenda accusino un serio problema di “deambulazione” istituzionale e politica: sembrano appena usciti dall’osteria dopo un’abbondante alzata di gomito. Una scena decisamente imbarazzante. Tanto più se alla questione piattaforma logistica si affianca l’altro grande scandalo irpino pure creato e alimentato dal precedente governo regionale: l’asse viario Lioni-Grottaminarda, una vergogna che grida vendetta, e della quale ancora nessuno si degna di dar conto.
Tutto sommato, si tratta di pezzi dello stesso mosaico politico e istituzionale sul quale è diventato indispensabile indagare. Magari partendo da una domanda impietosa ma a questo punto indispensabile: la rappresentanza istituzionale e politica d’Irpinia in Consiglio regionale ci è o ci fa? Domanda alla quale non può non seguirne almeno un’altra: i sindaci, ossia i livelli istituzionali più direttamente vicini ai territori, avvertono oppure no il disagio e la gravità di questi problemi, sì o no? E se la risposta è sì, cosa aspettano a levare gli scudi per una protesta pacifica e civile ma durissima? Sul fronte della Lioni-Grottaminarda, il sindaco di quest’ultimo comune ha minacciato l’altrieri d’incatenarsi. Ci perdoni il suggerimento: non sarebbe meno plateale e più utile lasciar perdere le catene e sprecare piuttosto una telefonata al suo capo politico, Petracca, per chiedergli “garbatamente”: scusa, Maurì, tuttappost’? Finite le vacanze? Ci sei o ci fai?
Utopie!

