
Via Alfredo Covelli: l’omaggio di Bonito a un “Gigante Pulito” della Politica irpina
di Franco Genzale
La notizia, peraltro da noi già diffusa giorni fa, è che alle 17.30 di oggi il Comune di Bonito cambierà nome a via Roma per intitolarla ad Alfredo Covelli, “figlio” di questo paese irpino e tra i “Padri Costituenti” del Paese Italia. Va ricordata la doppia veste di Covelli – una delle più stimate personalità politiche della provincia avellinese – per far recuperare la memoria storica anche a chi – invero una sparuta minoranza locale – ha inteso contestare l’opportunità della decisione assunta dall’amministrazione comunale guidata da Giuseppe De Pasquale, avvocato ed esponente del Partito Democratico.
Ma di contestazioni, memoria e dintorni diremo tra poche righe. Intanto, in estrema sintesi, il programma dell’evento di oggi pomeriggio. Alla cerimonia in Largo Mario Gemma, che sarà introdotta dai saluti istituzionali del primo cittadino, parteciperanno il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il prefetto di Napoli Michele Di Bari (anche nel ruolo di moderatore), il prefetto di Avellino Franca Fico, l’ex presidente bonitese dell’Ordine Avvocati di Ariano Irpino, Carmine Monaco. In chiusura, i saluti della Famiglia Covelli, delegati alla figlia Maria Rosaria, attuale e prima donna Presidente della Corte d’Appello di Napoli.
Si diceva della contestazione alla scelta dell’amministrazione comunale di intitolare a Covelli l’ormai ex via Roma. Ne scriviamo perché una rinfrescata di memoria sul politico nato e cresciuto a Bonito, potrebbe indurre i contestatori – pochissimi giovani di sinistra certamente in buona fede – ad un sano ripensamento. Magari fino ad invogliarli a passeggiare in via Alfredo Covelli, da domani in poi, con la mente sgombra da assurdi pregiudizi. E ci auguriamo di cuore anche con l’orgoglio d’essere concittadini d’un compianto Signor Politico, tre lauree, Ufficiale dell’Aeronautica militare durante la Seconda Guerra Mondiale, eccellente Professore di Latino e Greco, deputato per sette legislature, ma innanzi e soprattutto una Persona Perbene: niente segreterie politiche clientelari, la casa aperta a tutti, rigore e fede nelle istituzioni democratiche, la parola coerente con il pensiero, uno spessore umano decisamente straordinario.
Il motivo della contestazione di quei giovani. Testuale: “È singolare come, nell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana, il primo cittadino e l’amministrazione locale hanno pensato di compiere un capolavoro intitolando la strada centrale del paese al padre fondatore del Partito Monarchico”.
Tre brevi riflessioni. La prima, essenziale. I partiti monarchici non erano ai tempi di Covelli e non sono oggi fuori dalla(e) Costituzione(i). Quello fondato da Covelli non era e mai sarebbe potuto essere un partito-antidemocratico. La seconda, a proposito di democrazia: Covelli fu un democratico per eccellenza: non si confonda la Democrazia, si fa per dire, con la Democrazia Cristiana. Fu tanto democratico – si pensi un po’ – che nel 1959 fuse il suo Partito Nazionale Monarchico con quello Popolare Monarchico fondato da Achille Lauro, facendo nascere il Partito Democratico Italiano (Veltroni – scherziamoci su – ci è arrivato nel 2007: quasi mezzo secolo dopo). Successivamente il PDI mutò nome in Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica. Terza riflessione: Covelli fu membro dell’Assemblea Costituente. Ci riflettano i giovani bonitesi di sinistra: i Padri irpini della nostra Costituzione – “la più Bella del mondo” – furono soltanto nove, e tra questi c’era un loro compaesano.
E allora, altro che “capolavoro” fatto dal sindaco di Bonito, come ironizzano quei pochi giovani di sinistra. La scomparsa di Covelli risale al 25 dicembre 1998, sono trascorsi 28 anni. La legge sulla toponomastica varata nel 1927, un secolo fa, impone che si possa intitolare a qualcuno una strada non prima di dieci anni dalla morte. Già in sé questo criterio appare molto discutibile. Ma stiamo ai fatti: il sindaco di Bonito ha preso una decisione doverosa che i suoi predecessori avrebbero potuto assumere già 18 anni fa, a prescindere da qualsiasi “compleanno” della Repubblica, che non c’entra un cavolo con il Partito Monarchico fondato da Covelli nel 1946. I predecessori di De Pasquale avrebbero potuto e soprattutto “dovuto” farlo, perché il figlio illustre di Bonito – in Parlamento come tra la gente, nella Scuola come nella comunità nazionale e nella vita privata – ha dato lustro a Bonito, all’Irpinia e all’intera Campania: sul piano politico, su quello culturale, su quello etico e morale. Vi sembra poco, amici irpini? Provate a fare mente locale sulle nostre rappresentanze politiche medio-alte, non solo meridionali, e converrete oltre ogni ragionevole dubbio che Alfredo Covelli fu un Gigante Pulito della Politica.
Chiudiamo con un pizzico di bonaria ironia sul No dei contestatori bonitesi all’intitolazione di qualcosa a qualcuno che è stato “monarchico”, peggio ancora se addirittura “monarca”. L’Italia in lungo e in largo è piena di strade, piazze, larghi e vicoli battezzati “Vittorio Emanuele”, “Umberto I”, “Regina Margherita”…. Che si fa: scolliamo quelle targhe e le buttiamo nell’indifferenziata? Suvvia: manco ai tempi dell’Inquisizione.
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