La bella ‘mbriana
a cura di Camillo Caruso
«Bonasera bella ‘mbriana mia, ccà nisciuno te votta fora». È così che canta Pino Daniele in un pezzo che è soprattutto un inno all’accoglienza. Ma chi è poi questa bella ‘mbriana? È lo spirito buono che, raffigurato di sovente come una bella donna vestita di bianco, occupa un posto di grande rilievo nelle case napoletane.
C’è una leggenda che parla di una principessa napoletana che, a causa di una grave delusione amorosa, aveva perso la ragione e vagava per i vicoli come un’ombra. Il re, suo padre, la faceva seguire da un fido servitore per proteggerla. Poiché la fanciulla, quando era stanca, bussava a qualche porta per chiedere ospitalità, il re aveva dato disposizione al servo di ricompensare con doni – ma di nascosto – i padroni di quelle case in cui la poveretta veniva accolta. È così che nasce la leggenda della possibile fortuna legata a questa misteriosa presenza femminile.
Questa leggenda è diventata presenza importante nella cultura popolare che, a differenza del dispettoso munaciello, ha accolto la giovane donna con affetto. Il nome ‘mbriana le è stato dato derivandolo dal termine meridiana – simbolo del sole e del calore – perché spirito diurno, che si manifesta preferibilmente durante la “controra” del primo pomeriggio. La si può vedere camminare sui cornicioni dei palazzi, aleggiando con grazia, o in casa fare capolino dietro le tende mosse dal vento. Ma, attenzione: se si sente osservata, la ‘mbriana si trasforma in geco o in farfalla.
La bella ‘mbriana ha assunto la funzione di moderna protettrice del focolare. Ancora oggi è diffusa tra le persone più anziane dei quartieri popolari l’abitudine, in segno di rispetto, di rivolgerle un saluto ogni qualvolta entrano o escono dalla propria abitazione.
“La buona fata, il nume benefico del focolare che tutela la casa, quella entità, comune a tante credenze, che impersona il buon evento in genere e che auguralmente presiede alle sorti fauste dell’intimità familiare, non può non essere bella. Ecco perché allora è sempre bella la ‘mbriana”. Così scrive lo studioso Renato De Falco.
Alfonso Maria Di Nola, antropologo e storico delle religioni, napoletano, affermava: “Ma che cosa è la superstizione? Ogni tempo e ogni cultura hanno una propria immagine della superstizione”. E smantellava il pregiudizio di una maggiore disponibilità dei meridionali verso le credenze: “La Germania, paese nordico ritenuto più razionale dell’Italia, è anche il paese che presenta le superstizioni più strane e contorte, con al fondo un irrazionalismo molto più violento di quello dei paesani della Basilicata o della Puglia”.
Il concetto freudiano secondo il quale le rappresentazioni animistiche sono il necessario risultato d’una coscienza creatrice di miti che, grazie a queste capacità, riesce ad esorcizzare il pensiero della morte si adatta perfettamente alla filosofia napoletana. E sembra funzionare più efficacemente della religione. Più efficacemente della scienza. È per questo che, evidentemente, la bella ‘mbriana viene accolta nelle case dei quartieri popolari con rispetto e con affetto. Come una persona cara. Soprattutto come un dono di pace e di speranza.

