Solario, l’amore tenace di un artista

Molte incertezze avvolgono la nascita di Antonio Solario. Pare fosse nato intorno al 1382 a Civita, nei pressi di Chieti, ma c’è chi lo dice lucano. Suo padre faceva il fabbro, e nella bottega paterna egli apprese quell’antico mestiere.

Fin da piccolo mostrò una spiccata predisposizione per il disegno, visibile nei bozzetti che creava per le opere in metallo. Ancora giovane si trasferì a Napoli, dove si mise a produrre attrezzi in ferro per la cucina. I napoletani, per questa attività tipica dei nomadi, lo soprannominarono ‘o Zingaro. Molti nobili, attirati dalla qualità dei suoi lavori e dai suoi modi gentili, divennero suoi clienti.

La sua fama crebbe al punto che fu nominato fornitore della real cucina di re Ladislao. Lì conobbe il pittore di corte Colantonio del Fiore, che intuì le sue doti straordinarie e gli propose di lavorare per lui. Andrea accettò con entusiasmo e, frequentando la casa del maestro, conobbe la figlia, una fanciulla di superba bellezza. Tra i due nacque una furtiva relazione fatta di sguardi e sospiri, ma sapevano che Colantonio non avrebbe mai concesso la mano della figlia a un semplice fabbro.

In una notte insonne, Andrea si ricordò di essere nelle grazie della principessa Giovanna di Durazzo, sorella del re. Si fece ricevere e le confidò il suo amore. Giovanna, che conosceva bene i tormenti del cuore, convocò Colantonio e gli rivelò i sentimenti dei due giovani. Il maestro, al cospetto della futura sovrana, pose una condizione: le nozze si sarebbero celebrate solo quando Andrea avesse raggiunto fama di pittore illustre almeno pari alla sua. Era un espediente per evitare quel matrimonio.

Ma Andrea accettò la sfida. Partì da Napoli e si recò a Roma, Bologna, Firenze e Venezia, lavorando nelle botteghe dei migliori pittori e lasciando ovunque stima e ammirazione. Tornò infine a Roma, dove lavorò per il papa con grandi benemerenze.

Rientrato a Napoli dopo molti anni, lavorando in incognito, ritrasse ser Gianni Caracciolo, nuovo amante della regina Giovanna, e in cambio del compenso chiese solo di essere ammesso al suo cospetto. Davanti alla regina si rivelò e le ricordò il patto. Giovanna gli commissionò un suo ritratto, poi convocò Colantonio e gli chiese un parere sull’opera. Il vecchio maestro ammise: «Invero io medesimo non avrei saputo far opera migliore». La regina gli rammentò il patto, Andrea si fece avanti e Colantonio, con gioia, offrì la figlia in sposa all’artista.

Andrea Solario continuò a dipingere a Napoli, lasciando opere in San Pietro ad Aram, San Lorenzo Maggiore e San Domenico. È ricordato tra i grandi della pittura napoletana del Quattrocento, ma soprattutto evoca in chi ammira le sue opere un sentimento profondo: l’amore fu l’origine della sua arte.

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