Accesso sbarrato: il tempo infinito dell’attesa

 “Gentile dott. Mastroberardino, abbiamo preso in carico la sua richiesta. Sarà nostra cura contattarla appena avremo una data disponibile da proporre. Cordiali saluti. La Segreteria”.

La “segreteria” è quella del presidente Fico, che risponde ad una richiesta di incontro che Mauro Mastroberardino ha avanzato, in nome e per conto delle associazioni che lui dirige, per discutere delle molteplici e serie criticità del sistema sanitario regionale. Particolarmente gravi per quanto riguarda le cosiddette “fasce deboli”.

Non molto tempo fa (“La salute sommersa”, L’Irriverente del 27.09.2026) avevamo denunciato su queste colonne una verità scomoda: in Campania un anziano non autosufficiente e, ancor di più, un bambino con disabilità rischiano di restare invisibili agli occhi del sistema sanitario regionale. Oggi quella denuncia trova una conferma autorevole e dettagliata nel documento congiunto di Nova Campania e ANASTE, le associazioni leader – rispettivamente a livello regionale e nazionale – nel mondo della residenzialità per le non autosufficienze. Il documento, che è indirizzato ai vertici della Regione, fotografa con impietosa lucidità lo stato dei servizi socio-sanitari destinati alle persone più fragili.

Il quadro che emerge è desolante. Non si tratta di mancanza di programmazione – i piani esistono, i posti letto sono stati autorizzati, le normative sono state emanate – ma di un abisso tra ciò che è scritto nei decreti e ciò che accade nel quotidiano di tante famiglie disperate.

Partiamo dagli anziani non autosufficienti. Le RSA campane vivono un paradosso crudele: i posti letto programmati ci sono, ma quelli effettivamente disponibili sono drammaticamente pochi. La ragione è semplice e terribile insieme: dal 2018, circa il 90% dei pazienti ricoverati resta in struttura fino al decesso. Il turn-over è praticamente pari a zero. Chi ha bisogno di un posto oggi si trova davanti a una porta chiusa, senza sapere quando – e se – si aprirà.

A questo si aggiunge una burocrazia che sembra progettata per rallentare anziché facilitare. La Regione non ha mai fissato scadenze temporali per i procedimenti autorizzativi delle strutture. Il TAR Campania, con la sentenza n° 20/2025, ha dovuto dichiarare illegittimo questo protrarsi indefinito delle procedure, riconoscendo il pregiudizio concreto che ne deriva ai pazienti. E quando è un tribunale a dover ricordare alla politica che i malati non possono aspettare in eterno, significa che il sistema ha fallito.

Non basta. C’è da annoverare una particolare disfunzione nelle RSA a causa della carenza dei medici di medicina generale. Il Direttore Sanitario di una struttura, pur essendo medico, non può prescrivere farmaci o presidi terapeutici a carico del Servizio Sanitario Nazionale, perché privo del codice di prescrittore ASL. Il risultato? Ritardi negli approvvigionamenti. Interruzioni terapeutiche nei weekend e nei giorni festivi. Per un anziano fragile, un farmaco non somministrato in tempo può significare un ricovero d’urgenza o, nei casi peggiori, qualcosa di irreparabile.

Mauro Mastroberardino

Ma è sul fronte dei bambini disabili che il documento raggiunge i toni più allarmanti. La riabilitazione in età evolutiva – quella che per un bambino con paralisi cerebrale, autismo, distrofia muscolare o ritardo dello sviluppo rappresenta l’unica possibilità di miglioramento e, talvolta, l’unica possibilità di sopravvivenza – è di fatto inaccessibile nei tempi che la medicina richiederebbe (anche questa specifica questione è stata già denunciata da L’Irriverente). Le liste di attesa superano l’anno, anche per trattamenti classificati come urgenti. Un anno, nella vita di un bambino di tre anni con un disturbo dello spettro autistico, non è un ritardo amministrativo: è un’occasione di sviluppo perduta per sempre. La neuroplasticità infantile non aspetta i tempi della burocrazia campana.

Le famiglie, disperate, sono costrette a rivolgersi al privato, accollandosi costi insostenibili. Oppure semplicemente rinunciano. E qui si consuma la più odiosa delle ingiustizie: il diritto alla salute diventa un privilegio solo per chi può permetterselo.

Il problema, spiega il documento, non è tanto il numero complessivo di prestazioni erogate, quanto l’assenza totale di criteri per regolamentare la durata dei trattamenti e il ricambio dei pazienti. Senza un catalogo delle menomazioni che definisca obiettivi, tempi e percorsi terapeutici, i pazienti già in carico vi restano indefinitamente, e i nuovi – spesso i più urgenti – ne restano fuori.

Nova Campania e ANASTE però non si limitano alla denuncia. Propongono termini perentori di 18 mesi per l’attivazione dei posti letto autorizzati, l’immediata operatività della piattaforma informatica SIGARS per conoscere in tempo reale la disponibilità dei posti, la creazione di un catalogo regionale delle menomazioni in età evolutiva e l’introduzione della “Long Life Rehabilitation” per le disabilità congenite gravi: un modello di riabilitazione continuativa senza limiti temporali predefiniti, con rivalutazioni periodiche.

Sono proposte ragionevoli, a costo zero o quasi, che richiedono un solo ingrediente oggi assente: la volontà politica di trasformare la sanità programmata in sanità reale.

Verrà mai il giorno in cui qui, da noi, si apriranno liberamente le porte delle strutture per i pazienti più fragili? Verrà il giorno in cui a loro non sarà più opposto il cartello con la scritta “Tutto esaurito”? Come a teatro o negli alberghi a cavallo di ferragosto. Nel frattempo, in qualche casa della Campania, un familiare attende una telefonata che non arriva, per una mamma o per un figlio che non possono più aspettare.

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

[mc4wp_form id="13355" element_id="style-1"]