a cura di Carmine Cioppa
L’almanacco del giorno dopo
L’almanacco di oggi, 14 settembre, ci racconta più di una cosa.
Partiamo dalla più lontana. Siamo nel 1321 e a Parigi fu fondata la Ménéstrandise (in francese “menestrelleria”), una corporazione di musicisti, giullari e menestrelli, allo scopo di contrastare i musicisti vagabondi, la cui attività era considerata degradante. L’organizzazione raggiunse il suo apogeo nel XVI secolo. Era strutturata con una ferrea gerarchia: un’assemblea ristretta di maestri, tre governatori e il direttore generale, che aveva il titolo di roi des ménétriers (re dei menestrelli) o roi des violons (re dei violini) e che era nominato personalmente dal re di Francia.
La consorteria crebbe moltissimo nel tempo e divenne un organismo potente anche economicamente. Arrivò a possedere diversi immobili a Parigi in rue des Petits-Champs, rue Saint Martin, rue des Croissants. Aveva inoltre anche una propria chiesa, quella di Saint-Julien-des-Ménétriers, che fu poi distrutta durante la rivoluzione francese. La corporazione istruiva e formava i musicisti secondo un percorso di studi di quattro anni, riconoscendoli ufficialmente dopo un esame sostenuto alla presenza del re o di un suo luogotenente.
Questa narrazione serve a dimostrare che la Ménéstrandise mirava a istituzionalizzare la professione del musicista, conferendogli uno status sociale borghese e fornendogli rispettabilità. Segnando così un confine fra i vecchi menestrelli medievali e i nuovi rappresentanti della categoria. In conseguenza di tutto questo si riesce a spiegare perché la ghironda, il classico strumento medievale del musicista mendicante, non venne inclusa nell’elenco degli strumenti redatto dalla Ménéstrandise. L’istituzione fu formalmente riconosciuta dal re Luigi XIV, nel 1659. Nel febbraio 1776, a seguito della pubblicazione di un editto che sanciva la libertà delle arti e la soppressione delle vecchie corporazioni, fu del tutto abolita.
Una seconda data, alla quale ci collega l’almanacco di oggi, risale a circa un secolo e mezzo fa.
La foto riportata mostra un nastro con i colori nero e rosso, utilizzato per le macchine da scrivere fino ai primissimi anni ‘90. Un nastro che ha segnato un’epoca, consentendoci di passare dalla scrittura a mano a quella realizzata con l’ausilio delle macchine da scrivere. Quel nastro ha una storia. Fu brevettato il 14 settembre del 1886 da George Anderson e porta il codice di registrazione US349026. Il brevetto originario riguardava un nastro inchiostrato bicolore “perfezionato”, cioè che aveva la capacità di avvisare l’operatore della imminente fine della striscia disponibile, in modo che l’operatore potesse provvedere ad andare daccapo.
Per circa un secolo – e per molte generazioni – quel nastro ha rappresentato la via lungo la quale si sono sviluppate l’informazione e la cultura del mondo moderno.
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