Sicurezza: Schlein vada a lezione da De Luca
È altamente probabile che i “sondaggisti elettorali” saranno costretti a smentirsi diverse volte da qui alle prossime politiche, indipendentemente dalla data di chiamata alle urne nel corso del 2027. E tanto perché va emergendo con chiarezza sempre maggiore che il voto sarà fortemente condizionato – non solo dall’evoluzione nei prossimi mesi della politica estera, ovvero dalle posizioni di centrodestra e campo largo, notoriamente divergenti perfino al loro interno – quant’anche e forse soprattutto, stavolta, dal tema sicurezza alla luce dei recentissimi misfatti di Milano, Torino, Bologna e in parte Roma. Del resto, proprio su questo argomento, delicato e divisivo, ci ha pensato De Luca a lanciare un macigno, non un sassolino, nelle acque già abbastanza agitate della coalizione “testardamente unitaria” agognata dalla leader del Pd. E si badi, l’ex governatore della Campania, attuale sindaco di Salerno, non è un qualsiasi iscritto al Partito Democratico. È un politico culturalmente molto attrezzato, con una storia importante alle spalle; ha carisma e può vantare una collaudata capacità di fare opinione e orientare il consenso, non solo in Campania. Non a caso, del resto, c’è chi non esclude una sua discesa in campo per le primarie Pd. Sempreché, è chiaro, Schlein non riesca a convincere Conte a rinunciare alla sfida per la guida del campo largo verso la conquista di Palazzo Chigi, magari impegnandosi a cedergli la presidenza di Palazzo Madama, seconda carica dello Stato che l’ex simpatizzante diccì non disdegnerebbe affatto.
De Luca e la Questione Sicurezza, dunque. A commento dei fatti di Milano, Torino e Bologna di sabato 17 ottobre, il sindaco di Salerno ha detto cose che nemmeno il migliore tra gli “Sceriffi” diretti dall’impareggiabile Sergio Leone sarebbe riuscito a recitare con successo. Cose che, al confronto con le risposte istituzionali date da Meloni e Piantedosi alle devastazioni materiali e psicologiche del 17 ottobre, farebbero apparire la presidente del Consiglio un’aspirante monaca di clausura; e il ministro dell’Interno un cacciatore di farfalle.
In rapida sintesi, lo Sceriffo di Salerno ha detto: 1) “La risposta alla violenza deve essere dura e immediata. Oggi occorre la repressione, punto”. 2) “Se qualcuno ha intenzione di andare a spaccare vetrine, che le forze di polizia usino senza preoccupazione quegli strumenti difensivi che hanno in dotazione. Perché anche questa è un’iniziativa che ha un grande effetto pedagogico: se ha una manganellata fra capo e collo, è pure questa una bella lezione che non si dimentica”.
Va aggiunto che le reazioni alle violenze urbane testé descritte, De Luca non le ha soltanto accademicamente enunciate o annunciate. Le ha messe in pratica non una ma ogni qualvolta ne ha ravvisato la necessità: sia nei panni di Sindaco di Salerno che in quelli di presidente della giunta regionale della Campania. Si tratta complessivamente d’un ventennio, senza alcuna allusione a quel Ventennio lì. Senza allusioni né ironie perché – vale ricordarlo soprattutto alla Schlein, a Fratoianni e a Bonelli – De Luca non nasce e cresce democristiano, come Dario Franceschini ad esempio, con il desiderio di morire (da qui a cent’anni) comunista (figurarsi fascista!). De Luca è nato e cresciuto nel Pci e non desidera – da qui a duecent’anni, con tutto il rispetto per Franceschini – morire ed avere la “falce e martello” scolpita sulla tomba. Men che meno il “Fascio”, va da sé. Si dà il caso che De Luca abbia condiviso con la mente e con il cuore la nascita del Pd. Che purtroppo, però, soprattutto oggi a guida Schlein, non è affatto ciò che i suoi padri fondatori avevano immaginato dovesse essere. Quel Pd, infatti, di fronte ai fatti di Milano, avrebbe detto esattamente le cose che ha detto il sindaco di Salerno. Che non sono cose “fasciste” o comunque “di destra”, per la semplice ragione che l’Autorità dello Stato è valore fondativo della nostra Costituzione. La medesima Costituzione che oltre ad essere democratica è anche, soprattutto nella ricorrente definizione della sinistra, la più bella del mondo; e che però tale dovrebbe essere “sempre”, non soltanto quando viene sventolata per convenienza politica. Significa, in parole semplici e chiare, che le sue regole vanno rispettate con rigore: perché altro è la libertà sacrosanta di manifestare civilmente, altro è calpestare le regole con l’aggravante, come è accaduto a Milano e in altre città, della violenza contro le Forze dell’Ordine, quindi contro l’autorità dello Stato, e di fatto contro i cittadini residenti e le loro attività, e contro lo stesso diritto dei manifestanti “civili”, considerato che disordini, feriti, devastazioni e danni hanno alla fine “rubato” la scena alla protesta.
Tuttavia, mentre De Luca affonda la lama nella piaga di un Pd che sulla Questione Sicurezza, al pari di altri temi rilevanti, non sembra avere una linea e una strategia politica decifrabile – quasi l’avesse delegata ad Avs, al M5S e alla Cgil di Landini – Elly Schlein è apparsa carica di ottimismo a Montepulciano, dove si è riunita l’assemblea del Correntone dem (Franceschini-Orlando-Speranza) che la sostiene per le Primarie. Il suo intervento, riferendosi al programma più volte invocato da Conte – lo ha chiuso così: “Con gli alleati faremo in fretta: manca l’ultimo miglio. La destra porta caos, guerra e recessione”.
Ergo, traducendo: 1) Il caos nelle città italiane – il 17 ottobre, antecedenti e seguenti – lo ha portato il governo e non già le bande di antagonisti, anarchici, maranza, delinquenti comuni e delinquenti politici, che hanno strumentalizzato perfino ragazzi innocenti, un attacco criminale contro l’Autorità dello Stato incarnata dalle Forze dell’Ordine e contro – questo sì – il diritto pacifico di manifestare di migliaia di studenti in buona fede. 2) La guerra in Ucraina, con l’invasione d’uno Stato sovrano, l’ha portata il governo italiano e non già un certo Vladimir Putin. Va ricordato che nel Pd soltanto la corrente minoritaria dei riformisti dice parole chiare e definitive a sostegno dell’Ucraina. Elly Schlein non ha ancora chiarito come farà ad accordarsi con Conte, il quale ancora due giorni fa ha ribadito, in buona sostanza, che all’Ucraina non vanno date nemmeno le pistole caricate ad acqua. 3) La recessione è opera del governo italiano e non già conseguenza della profonda crisi economica e geopolitica che quest’anno sta interessando tutta l’Europa e non solo. Si capisce la propaganda politica, ma a questi livelli non è un segnale incoraggiante se la prossima inquilina di Palazzo Chigi dovesse essere l’attuale leader Pd. Al confronto, un De Luca apparirebbe un leader di statura mondiale.
P.S.: Digressione personale. Le cose che avete letto oggi su De Luca le penso, le dico da tempo e le riscriverei sempre. Tuttavia l’ex governatore, per quello che può farsene, ovvero niente, non ha più il mio apprezzamento come politico e amministratore. Non lo ha più da quando ho scoperto e scritto – perché l’ho scoperto io, e scusate l’autocelebrazione una tantum – che ha scippato 140 milioni all’Irpinia, destinati alla Piattaforma Logistica di Valle Ufita, dirottandoli a Salerno con una motivazione che definire meschina è anche poco. Il fattaccio è noto, inutile ripeterlo. Chi non l’avesse letto e ne fosse interessato, può consultare L’Irriverente.



