Elvira Donnarumma
Una delle interpreti più acclamate d’inizio secolo nasce in uno dei quartieri nevralgici Napoli: il Porto. Lì, in quelle luride taverne che sono quasi dei bordelli travestiti da trattorie, davanti a pubblici rissosi, composti da portuali ubriachi e prostitute assonnate, Elvira inizia la sua scalata libera verso il trono di regina della canzone napoletana. Una regina un po’ particolare, che in tre decenni di carriera, prima di morire a cinquant’anni, lascia un’impronta indelebile nella canzone napoletana.
EIvira la gavetta se la fa proprio tutta: è di quelle che vanno nei locali a esibirsi e alla fine passano per i tavoli con il piattino. Poi, faticosamente, arriva a gestire un posto tutto suo: un minuscolo teatrino, la Birreria Incoronata, assieme al tenore Ta tangelo, col quale inscena gustosi (e ap.
plauditissimi) duetti. Dopo ani, finalmente donna Elvira approda ai riflettori nobili dei teatri: il primo è l’Eden, dove debutta nel 1906. Lei ha solo ventitré anni, anche se ne dimostra di più: è tozza di corporatura, ha un viso largo e sgraziato, è gracile e costituzionalmente malaticcia, tanto che un illustre clinico un giorno le aveva consigliato un’esistenza di riposo assoluto, pena il rischio della vita. Ovviamente Elvira non gli aveva dato ascolto. Come accade per certe cantanti blues di colore degli anni dieci e venti, all’aspetto poco gradevole corrispondono un magnetismo, una personalità, una passionalità tali da trafigurarla completamente quando va in scena. Tanto da renderla quasi attraente agli occhi di chi l’ascolta.
All’inizio degli anni venti, a Napoli Elvira è una diva. Quando non è in tournée, ogni martedì e venerdì riceve in casa lunghe file di poeti e musicisti, dando il suo ok personale a canzoni che solo grazie a lei diventeranno successi sicuri.
È però una donna sola, diffidente perché consapevole di essere assai poco conforme agli ideali della bellezza femminile. Quando, nel 1923, ormai quarantenne, accetta la proposta di matrimonio fattale da un artista di varietà più giovane di vent’anni, lo sposa di nascosto, per la vergogna. Un’unione nata su basi così artificiose può comunque durare poco, e alla fine Elvira torna al suo vero e unico amore: il pubblico.
Ma ormai le ore per l’artista sono contate, la salute non la regge più e nel 1932 viene il momento del ritiro definitivo. A cinquant’anni, il 22 maggio del 1933, Elvira ha un collasso e muore. Non avendo parenti, al suo capezzale accorre il suo rivale di sempre, Pasquariello. Tanto simile a lei, come persona e come artista, e così ugualmente solo.
Le registrazioni non rendono pienamente giustizia allo stile di Elvira. Le sue 220 incisioni sono tutte su dischi meccanici, per cui la sua voce viene distorta, soprattutto negli acuti e nelle sfumature che erano proprie della sua bellissima voce.



