Uomini (politici) che odiano “una” donna (politica), Renzi ad esempio
Il Corsera di ieri ha pubblicato un estratto del pamphlet di Matteo Renzi dal titolo ”Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Merloni”, edito da Solferino, in uscita domani 29 settembre. L’estratto, firmato sul Corriere dallo stesso autore, ricalca in rapida sintesi il Renzi-pensiero sul governo Meloni. La Premier, in buona sostanza, in quattro anni non ha fatto assolutamente niente di buono. E per il futuro politico dell’Italia rappresenta piuttosto una specie di pericolo pubblico: se vincerà le prossime elezioni, la nemica Giorgia si prenderà tutto. Palazzo Chigi subito e Quirinale alla scadenza del mandato di Mattarella. Dopo di che, lei Presidente della Repubblica e il riconvertito Vannacci Premier. Insomma, il leader di Italia viva non lo dice espressamente, ma in qualche misura lo insinua, Meloni avrebbe in mente un inedito “Colpo di Stato democratico”, considerato che tutto quanto fantascientificamente previsto dovrebbe comunque accadere attraverso libere elezioni. Boh!
Tuttavia, per evitare all’Italia questa devastante calamità, l’ex Premier propone una diagnosi e una terapia che nell’estratto sintetizza così: “Pd, M5S e Avs sono il campo largo, ma non bastano, serve un soggetto riformista”. Solo in questo modo, suggerisce il Renzi-pensiero, si vincono le elezioni e si manda al rogo la Streghetta della Garbatella. Naturalmente, il “soggetto riformista” non può che costruirlo e garantirlo lui. E sennò perché cantarsela, suonarsela e ballarsela ‘sta tarantella!
L’unica cosa che Renzi non spiega nel pamphlet è come mai – nonostante tanta scienza, sapienza e preveggenza politica – il suo partito resta incollato da anni al 2%. Anzi, no. C’è anche un’altra cosa che non spiega: perché tanto livore personale per la Meloni? Mica c’entra qualcosa la cosiddetta “norma anti-Renzi”, quella che vieta ai parlamentari di percepire compensi per incarichi da Paesi extra Ue? Mistero!



