L’incurabile radicalismo di Elly la testarda
“Testardamente unitaria”. Non è un refuso. “Unitaria” al singolare. E naturalmente riferito alla leader del Pd. Non solo. Anche più “testarda” che “unitaria”. Perché, se va avanti ad oltranza con il suo radicalismo simil-Landini che più radicale non si può, Elly Schlein alla fine sarà mollata anche da chi l’ha portata per mano fin dove è arrivata. Non a caso, gli ex big del centrosinistra – in modo particolare Veltroni, Bindi, Bersani e D’Alema – “sembrano diffidenti verso Schlein”, come ha argutamente osservato Maria Teresa Meli nella sua nota politica sul Corsera di ieri. Una interpretazione, la sua, rafforzata sia da Romano Prodi (“Non si vince al centro, ma si perde se manca: il radicalismo non ha possibilità di vincere da solo.”), sia da Paolo Gentiloni (“Attenti alle risposte radicali: il rischio è di sognare Mamdani e svegliarsi con Mélenchon”), espressione fulminante rassegnata nell’intervista raccolta da Paolo Valentino ancora per il Corriere.
Interrogativo d’obbligo: la segretaria Pd seguirà i consigli dei succitati ex Dc-Pci? Le probabilità sono “altamente” basse. D’altra parte, se non fosse così, che radical chic di sinistra sarebbe Elly!



