Le “Fourteen” e i super poteri

Da “Corriere Della Sera”
del 28 settembre 2026:

“Danno vita al primo gruppo k-pop italo -europeo.
La loro età media è proprio quella che dà il nome alla formazione, «Fourteen», 14 anni.
C’è chi si è iscritta ai provini di nascosto e chi invece è stata incoraggiata dai genitori, tutte e quattro, scelte fra circa 5.000 candidate in tutta Italia, sprizzano entusiasmo e sottolineano «il legame veramente bello che si è creato dopo la timidezza e l’imbarazzo iniziale».
Viola, Deegee, Cahaya e Sofy cantano, ballano, rappano e recitano. Un singolo, il primo passo (…). Le “Fourteen” sono il primo gruppo k-pop italo-europeo e se la descrizione potrebbe suonare come una contraddizione in termini, visto che «k» sta per Korean e nessuna delle quattro è coreana, la spiegazione arriva dal loro direttore artistico Paolo Meneguzzi che dopo l’exploit come cantautore nei primi anni Duemila ora si dedica ai giovani talenti: «Ormai il k-pop è uno stile più che una provenienza geografica, da qualche anno lo considero come il reggaeton o come era l’hip hop».”

Ci mancava anche il direttore artistico Stefano Menguzzi che dall’Italia lancia nel mondo del k-pop un gruppo di ragazzine poco più che tredicenni (Viola Scalzo ne ha tredici, le altre quattordici e quindici).
Per chi non lo sapesse, il k-pop sta per “Korean pop”.
Si tratta, non solo di un genere musicale coreano esploso tra i teen-agers di tutto il mondo, ma di un vero e proprio stile di vita. La cultura coreana sta attirando l’attenzione di milioni di adolescenti che sono ammaliati da moda, musica, danza, serie tv, cartoons asiatici e dalle mini artiste diventate perfette star internazionali. Cantano, ballano, recitano alla perfezione, dominano il mercato dell’intrattenimento con numeri di fans sbalorditivi. Ma non solo: le k-stars sono idoli dell’industria dello “showbiz” sempre pronta a intercettare fenomeni da fatturato.

Sembra che il livello di professionalità richiesto – tra lezioni di danza, canto, recitazione, dizione, free-style – stia diventando incredibilmente elevato ed eccessivamente sfidante per essere sostenibile ad un’età così precoce. Ma si sa, di fronte agli eventi virali tutto è lecito e non esistono freni inibitori da parte di chi ne trae fama e profitto.

Come al solito, l’Italia arriva a scoppio ritardato, ma la cosa non mi consola affatto.
L’idea che una ragazzina di tredici o quattordici anni possa essere buttata nell’arena del mercato internazionale del pop contemporaneo (arricchito da numeri, consensi su social, spotify, youtube, ecc…) nella convinzione che sia in grado di affrontarlo nel periodo della crescita personale e della formazione scolastica, mi pare un’ipotesi del tutto surreale.
La foto delle quattro ragazze selezionate in Italia, pubblicata in prima pagina sul Corriere, mi ha lasciata senza parole. Mi domando: nasce prima l’uovo o la gallina? Ovvero, sono le bambine che forzano i genitori per ottenere il consenso o, viceversa, sono i genitori che si eccitano all’idea di avere in casa una pop star bambina?
In entrambi i casi, si tratta di una distorsione e di un ennesimo fallimento socio-culturale in un’epoca già avviata sulla strada della perdizione.
Come si può essere complici della distruzione delle nuove generazioni acconsentendo o, addirittura, provocando il meccanismo perverso della corsa al successo, al denaro, a quel tipo di fama in età poco più che infantile?
Come si può avere il coraggio di attivare il “pulsante di espulsione” di una figlia di tredici anni, la quale, anziché pensare alla scuola, diventerà l’ennesima preda per chi fa profitto, vittima di sé stessa, schiava di un successo da pagare caro?
Come si fa ad essere responsabili di trasformare la propria figlia in un’icona diseducativa per milioni di coetanee che faranno sempre più fatica a credere nella vita reale?
Perché funziona così; parola di chi ha toccato con mano il mondo della moda e dello spettacolo.
Il mio dissenso non è sicuramente isolato, ma ciò non sarà sufficiente ad ostacolare un fiume in piena. Troppo tardi.
Ma forse una spiegazione a tutto questo esiste: certi genitori sono talmente offuscati dagli schermi ad effetti speciali da non comprendere che le figlie dotate di super poteri, nella vita reale, non esistono.
In bocca al lupo alle ragazzine.

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