La ricetta di Bettini per la pace Russia-Ucraina

Da anni – quando va seriamente in crisi, e ci va spesso – il Partito Democratico chiede aiuto a Goffredo Bettini, ovvero alla sua migliore mente strategica, naturalmente ex Pci, considerato che di menti ex Dc nel Pd non c’è rimasto quasi niente, e quel poco che sopravvive ragiona e si muove come se provenisse dall’ex Partito Comunista, perdippiù dal Pci pre-Berlinguer.
Ora, poiché la crisi del Pd stavolta è causata dalla politica estera – specificamente dal caso Ucraina, che rischia di mandare a gambe all’aria il campo largo – a Bettini è stato affidato il compito di cercare la soluzione che riesca a mettere d’accordo i riformisti del Pd, intransigenti sul sostegno all’Ucraina fino in fondo, e il principale alleato del campo largo, ossia il leader 5 Stelle Giuseppe Conte, grande estimatore di Putin, rigorosamente fermo sulle sue posizioni: a Kiev non vanno date nemmeno le pistole ad acqua usate dai clown del circo equestre per la gioia dei bambini.
Detto fatto, Bettini non ha deluso le aspettative. Attraverso una lettera al Direttore del Corriere della Sera, ha dispensato la sua ricetta magica. In estrema sintesi, dopo aver sentenziato che è soprattutto colpa dell’Europa (non già dell’aggressore Putin!) se la guerra si trascina da circa cinque anni, la mente strategica dell’ex Pci risolve tutto con in tre battute. Traduciamo: 1) La Russia si tiene i territori ucraini conquistati e Kiev, in buona sostanza, se ne sta e buona e zitta e non manca di ringraziare. 2) All’Ucraina è generosamente concesso di entrare nella Ue, ma a condizione che non entri anche nella Nato. 3) Basta, da parte dell’Europa, di considerare Putin come il male assoluto (Magari, invece, gli conferiamo il Nobel per la Pace!); e basta, sempre da parte dell’Europa, di trasformare Zelensky in un simbolo universale, assai poco credibile, di libertà (Vuoi vedere che il criminale è lui?!).
Insomma, per Bettini, dovremo cantare tutti in coro “… Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato: scurdammoce ‘o ppassato, simmo ‘e Mosca paisà!”.
E scusate se è poco!|

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