La violenza politica che alimenta la violenza delle piazze

Le manifestazioni di venerdì, in molte grandi città italiane, con i cortei degli studenti e gli attacchi dei soliti violenti alle Forze dell’Ordine: ossia alle donne e agli uomini che “lavorano” per difendere lo Stato di diritto, le istituzioni e gli stessi cittadini che intendono protestare contro un fatto, un potere, un qualcosa, a prescindere se a torto o a ragione. A Torino, a Bologna, a Novara, a Roma, altrove – venerdì – scene già viste: disordini, distruzioni, una ventina di poliziotti feriti. E, immancabili, strumentalizzazioni politiche dei soliti noti.
Alla Premier Meloni che chiede a tutti i leader politici “di fare appello affinché ci siano manifestazioni numerose ma senza violenza”, Elly Schlein – già in piena campagna elettorale – risponde buttando benzina sul fuoco: “Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete, questo dovrebbe fare. Meloni pensi agli italiani, anziché prendersela con loro”. Morale? Slogan a buon mercato.
Non è da meno – nel gioco politico di chi tira meglio lo scarico – uno dei due leader di Avs, Angelo Bonelli: “Noi condanniamo sempre e senza ambiguità ogni forma di violenza. Meloni dovrebbe chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti”.
In attesa di conoscere – fatti documentati alla mano – per cosa dovrebbe scusarsi la presidente del Consiglio, una domandina facile-facile ai leader del Pd e di Avs: non ritengono che questo loro modo di far propaganda sia già in sé violenza istituzionale e politica che legittima e alimenta la violenza di piazza? Risponderanno di sicuro “No!”. Tuttavia, il responso democratico potrà arrivare soltanto dalle urne. Ci tocca pazientare un anno, o forse meno.

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