“G” come Giustizia
Il vocabolario della lingua italiana è ricco di parole, alcune delle quali straordinariamente belle e significative al pari di certi articoli della nostra Costituzione.
Basta scorrerlo sia pure velocemente per rendersi conto che c’è l’imbarazzo della scelta. Potrei fermarmi già alla A come amore, o alla D come democrazia, alla L come libertà, e così via.
Ma in questo momento storico e politico, per la verità tra le lettere più importanti per me ci sono in particolare la C e la G.
Innanzitutto G come Giustizia, elemento essenziale che dovrebbe ispirare ogni società e chiunque rivesta ruoli di responsabilità. Così, ad esempio, è notorio che è il “giusto” funzionamento del potere giudiziario di uno Stato, o anche della dirigenza di un ambiente lavorativo, che assicura un buon livello di civiltà, con vantaggi di ogni tipo a cascata per tutti.
Ma perché ci sia Giustizia, spesso è indispensabile anche la C di Coraggio, e questo non solo nelle aule dei tribunali, ma in ogni altro ambito, scolastico, sociale, familiare, lavorativo… Ci vuole cioè il coraggio di difendere chi subisce ingiustizie, il coraggio di assumere posizioni scomode per debellare comportamenti scorretti subiti da altri, o di avere la consapevolezza del ruolo che si ha in una società ed esplicarlo, conseguentemente, con il giusto impegno e con scrupolosità.
Attualmente invece è facile assistere ad una continua inversione di ruoli. Così, i giudicanti talora si occupano di politica, i politici delle questioni giudiziarie, i manifestanti si trasformano in vandali, i tifosi in esperti di calcio mercato, i genitori, a volte, in veri e propri adolescenti, e così via. Insomma sembra che il proprio ruolo sia sempre il meno allettante, motivo per cui si preferisce quello degli altri.
Ed è forse l’assenza di fatto di confini chiari nel comportamento e nell’attività di ciascun membro della società che spinge poi alcuni giovani ad abbandonare, a loro volta, il ruolo di alunni o di bravi figli, e di rivestire, all’occorrenza, persino quello del fustigatore degli insegnanti a causa di un voto basso ricevuto. Dimentichiamo troppo spesso che i comportamenti devianti dei ragazzi, il proliferare della maranza, delle baby gang eccetera, sono il risultato di ciò che stiamo mostrando loro noi genitori, noi insegnanti, noi operatori del diritto.
È per questo che non mi sono indifferenti, anzi mi provocano un senso di autentica contentezza le notizie di Procure, sia pure lontane geograficamente da me, che lavorano alacremente, anche a distanza di 19 anni, senza subire pressioni mediatiche, al fine di trovare, possibilmente, la verità e di ridare dignità a chi, come ad esempio Alberto Stasi, è stato oggetto di indagini gravemente superficiali e lacunose.
Sia ben chiaro: l’interesse per il caso Garlasco non ha assolutamente alcuna natura morbosa. Rappresenta ben altro, e mi spinge a pensare compiaciuta agli esempi di magistrati che hanno svolto o che ancora svolgono al meglio il loro lavoro anche nel tribunale della mia piccola città.
Tutti noi cittadini abbiamo bisogno di sapere di poter contare sulla certezza del diritto, sulla probità di chi giudica le vicende giudiziarie, nostre o meno, sulla volontà di costoro di dedicarsi con giustezza e imparzialità alla ricerca della verità, per dare pace a chi non c’è più perché barbaramente assassinato, e per cercare di trovare i veri colpevoli.
Abbiamo bisogno di magistrati responsabili, non di ballerini sulle note di “Bella ciao”. Ed è confortante prendere atto che per fortuna ne esistono ancora!
E dunque, quante altre lettere mi sovvengono oltre alla C e alla G! Certo, penso anche alla E come Equità, alla R come Responsabilità e, perché no, alla A come Applausi per chi compie alacremente il suo lavoro.



