Giornalismo o visualizzazioni?

Chiedo scusa in anticipo al direttore Franco Genzale e al collega Camillo Caruso, i quali rappresentano due nobili eccezioni, per il pensiero che sto per esprimere, ma visto che siamo sulla testata “L’Irriverente”, mi permetto di essere un pò “ribelle”. 

Leggendo capirete perché.

Tra gonne lunghe, minigonne, pantaloni, onorevoli e generali, il direttore Franco Genzale e il collega Camillo Caruso ci hanno risparmiato, nei loro recenti articoli, l’analisi di una categoria di persone senza la quale il circo del “ricco gossip quotidiano” fatto di tigri e leoni, non potrebbe nutrire il branco di pecorelle smarrite – da sempre sedotte e abbandonate – di milioni di “italiani qualunque” che  pascolano in questo Paese.

A chi mi riferisco? A noi, ai giornalisti, agli editori (e anche ai “tuttologi” delle prime serate e delle prime mattine in tv) che, a mio modesto parere, potrebbero evitare una volta per tutte di dare risalto alle sparate sessiste o alle provocazioni degli onorevoli e dei generali (magari studiate a tavolino per distogliere l’attenzione dai temi Seri della politica e dei problemi degli italiani) praticando un giornalismo o una forma di intrattenimento di livello superiore. Come? 

Per esempio non scatenando l’inferno virale sui social (anche di autorevoli testate nazionali) riportando sempre più morbosamente battutine su donne, sesso e gonne. 

Perché non abbiamo il coraggio di non dare spazio a queste deviazioni “social media oriented” che alimentano il degrado intellettuale di una nazione sempre più lontana dell’interesse per la politica vera?

Anche i media hanno il compito e il dovere di guidare il Paese.

Dilettarsi nel gioco della seduzione da visualizzazioni a favore del profitto ha un rischio: quello di offendere la dignità degli italiani.

Qualcuno sostiene che gli italiani preferiscono commentare il sessismo di Tajani e Vannacci, anziché costruirsi un pensiero critico sulle scelte da fare alle prossime elezioni. Siamo messi male! 

E allora aiutiamoli a ritrovare la strada della consapevolezza e della responsabilità.

Le nostre armi, ossia le telecamere e le penne, da troppo tempo non sparano a salve, ma alla distruzione, secondo la logica del profitto che tralascia del tutto il buonsenso.

Proviamo a offrire un vassoio di cose sane a chi è avvezzo al cattivo gusto; offriamo un servizio serio, guidiamo i nostri rappresentanti politici a parlare di ciò che importa veramente al Paese.E se sparano “c…zz..te?

Ignoriamoli! 

Siamo un esercito di comunicatori e la dittatura delle visualizzazioni ha veramente stancato; ha creato un meccanismo diabolico e distruttivo dei principi del giornalismo, senza precedenti.

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

[mc4wp_form id="13355" element_id="style-1"]