Murat re di Napoli
Il 6 settembre 1808 Gioacchino Murat entra trionfalmente a Napoli, distinguendosi da ogni predecessore: avanza a cavallo completamente solo, senza scorta, per dimostrare fiducia nei napoletani. Alto, affascinante, in una divisa sfarzosa di sua invenzione, conquista immediatamente la plebe, che lo vede come un eroe cavalleresco o, meglio, come un autentico guappo. Tra il nuovo re e i suoi sudditi scatta una scintilla immediata.
Nato in Guascogna da un modesto albergatore, Murat viene avviato alla carriera ecclesiastica, ma la abbandona presto per arruolarsi nell’esercito. Dopo la presa della Bastiglia fa una carriera fulminante a colpi di sciabolate, passando da sergente a capitano in brevissimo tempo. Decisivo è il suo ruolo nel colpo di Stato di Napoleone a Saint-Cloud, dove scaccia con le armi i deputati dell’Assemblea. Napoleone lo ricompensa nominandolo generale e poi maresciallo dell’impero. Murat ottiene anche la mano di Carolina Bonaparte, nonostante le resistenze iniziali di Napoleone, che lo giudica un uomo coraggioso ma inaffidabile, con “molto fegato e poco cervello”.
Insediatosi a Napoli, Murat avvia un ambizioso programma di riforme. Riorganizza l’ordinamento giudiziario, adotta il codice civile napoleonico (introducendo divorzio, matrimonio civile e adozione) e progetta importanti opere pubbliche: il ponte della Sanità, via Posillipo, il Borgo nuovo di Bari, l’ospedale San Carlo di Potenza. Le riforme puntano alla laicizzazione e alla modernizzazione dello Stato, favorendo l’ascesa della borghesia. Tuttavia i risultati sono limitati: la mancanza di capitali frena l’agricoltura, la rete stradale inadeguata penalizza i commerci, e i contadini restano esclusi dai benefici. Secondo Croce, il decennio napoleonico segna la fine del Medioevo e l’avvento della borghesia al governo, ma altri storici osservano che la feudalità, abolita in teoria, sopravvive di fatto nella rapacità dei nuovi proprietari terrieri.
L’occupazione militare francese provoca rivolte nelle aree più arretrate del Mezzogiorno — Abruzzo, Puglia, Calabria — alimentate dall’odio contadino, dalle spie borboniche e dalla criminalità locale. Nasce un brigantaggio che si diffonderà nel periodo postunitario. La repressione francese è brutale e indiscriminata, come dimostra il massacro di Lauria, ma alla fine risulta vincente: le sollevazioni restano isolate.
Sul piano militare, Murat riconquista Capri dagli inglesi, ma fallisce la campagna di Sicilia affidata al generale Grenier, scatenando l’ira di Napoleone. I continui rimproveri del cognato spingono Murat verso una progressiva ribellione: triplica l’esercito, cambia la bandiera, sostituisce i ministri e impone agli stranieri nelle cariche civili di assumere la cittadinanza napoletana — un chiaro segnale antifrancese. Napoleone reagisce duramente, assumendo il comando dell’esercito napoletano.
A salvare Murat da ulteriori ritorsioni interviene la campagna di Russia del 1812: Napoleone ha bisogno del suo “guascone” per affrontare la cavalleria cosacca, riconoscendone il valore militare eccezionale. Murat parte così per la guerra con un contingente napoletano, lasciando irrisolte le tensioni con l’imperatore che lo porteranno alla rovina.



