Chi ruba l’infanzia ai nostri bambini?

È di questi ultimi giorni la notizia che in Campania si allungano le liste d’attesa. Come dire che piove sul bagnato. E l’annoso problema, tormento di tutti gli attori interessati – utenti e manager – riprende vita.

Per onestà di informazione andrebbe detto che non tocca alla Campania la maglia nera della poco onorevole classifica. Anzi, in termini di valore assoluto, la nostra regione si colloca nella sua parte alta. Ma è andando  in profondità nell’analisi del disagio che emerge la vera gravità del problema. Perché il dato sulle liste di attesa è calcolato sulla media – tra tutti i servizi resi – del ritardo. Entrando, però, nello specifico di ciascun ambito, emergono situazioni molto sconfortanti. Anzi, decisamente inquietanti.

Tra queste, il dramma della Neuroriabilitazione e, in particolare, di quella pediatrica appare forse il più sconvolgente. E anche il più paradossale.

Immaginate una famiglia campana con un bambino affetto da una lesione cerebrale. Il bimbo ha bisogno di riabilitazione intensiva, di terapisti specializzati, di un percorso lungo e complesso. Ma nella sua regione, la Campania, quei servizi semplicemente non esistono. O meglio, esistono sulla carta, ma non nella realtà. E allora si parte: destinazione Roma, Milano, Bologna, Genova. Con tutto ciò che questo significa in termini di costi e di fatica. E soprattutto di disgregazione familiare.

Non è un caso isolato. È un fenomeno strutturale che ha un nome tecnico: “mobilità sanitaria passiva”. E un costo umano incalcolabile. Secondo la Società Italiana di Pediatria, un bambino del Mezzogiorno ha il 70% di probabilità in più, rispetto a un coetaneo del Centro-Nord, di dover emigrare per curarsi.

I numeri della Campania sono impietosi e decretano il pieno fallimento della programmazione regionale. Il Piano ospedaliero regionale prevederebbe 210 posti letto di riabilitazione intensiva complessivamente intesa (adulti + bambini). Quanti ne sono attivi? Quarantacinque. Appena il 21% della capacità programmata. La regione è ultima in Italia per dotazione di Neuroriabilitazione in rapporto alla popolazione. La rete si regge essenzialmente sull’IRCCS Maugeri di Telese Terme e su pochi altri posti sparsi tra pubblico e privato accreditato.

Ma la notizia più paradossale – e più scandalosa – è un’altra. Tre strutture private campane hanno ottenuto l’accreditamento per un totale di 40 posti letto di neuroriabilitazione intensiva: la Casa di Cura Santa Maria del Pozzo (10 posti), il Campolongo Hospital (20 posti) e il Clinic Center (10 posti). L’iter è partito nel 2018. Le tariffe sono state definite nel febbraio 2025. L’accreditamento è arrivato. Eppure, a giugno 2026, nessuna di queste strutture ha potuto accogliere un solo paziente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il motivo? La mancata assegnazione del budget necessario alla contrattualizzazione.

Tradotto in parole povere: i letti ci sono, le strutture sono pronte, i pazienti aspettano. Ma la burocrazia regionale non ha ancora firmato gli accordi economici che permetterebbero di farli funzionare. Nel frattempo, quegli stessi pazienti vengono spediti a Roma o più su, e la Regione paga il conto della mobilità passiva (più di 10milioni all’anno). È come avere un ospedale nuovo e tenerlo chiuso a chiave, mentre si pagano i conti per far curare altrove i malati e le ambulanze per trasportarli.

E la situazione specifica della Neuroriabilitazione pediatrica? Un vero e proprio dramma.

La Campania, pur avendo la seconda popolazione pediatrica più numerosa d’Italia con circa 923.000 minori, dispone di appena 8 posti letto di riabilitazione funzionale pediatrica dedicati, attivati presso il Santobono-Pausilipon. Un rapporto inferiore a 1 posto letto per 100.000 bambini, che la colloca all’ultimo posto tra le regioni italiane. Il divario con il Centro-Nord è netto e assolutamente sconfortante. Inoltre, centri come la Stella Maris in Toscana e il Bambino Gesù nel Lazio offrono percorsi di alta specialità che la Campania non è in grado di garantire.

Il risultato? Un esodo costante dei bambini campani verso il Bambino Gesù di Roma. Che è il primo ospedale italiano per mobilità attiva pediatrica, avendo accolto circa 17.500 pazienti extra-regionali nel solo 2023. Ma i viaggi sono anche verso le altre eccellenze del Centro-Nord. Un esodo che costa alla Campania oltre 10 milioni di euro l’anno per la sola neuroriabilitazione.

Nel marzo 2026 la Campania è finalmente uscita dal Piano di Rientro sanitario, il regime di commissariamento che per anni ha ingessato ogni possibilità di investimento e programmazione. Il governatore Roberto Fico ha annunciato il ritorno a una gestione ordinaria della sanità, con la possibilità di programmare assunzioni, investimenti e ammodernamenti.

È una finestra di opportunità storica. Ma le finestre, si sa, possono anche richiudersi. La rapidità con cui verrà potenziata la rete riabilitativa pediatrica sarà uno dei banchi di prova veri per valutare la volontà politica regionale. Una delle questioni sulle quali il governo regionale si gioca la faccia.

Perché dietro i numeri, i saldi e le percentuali ci sono bambini. Bambini che hanno bisogno di cure vicino a casa, vicino ai loro genitori, ai loro fratelli, alla loro scuola. Bambini per i quali ogni mese di ritardo burocratico rappresenta un delitto consumato. Perché non è la statistica il problema. Il problema è il pezzo di infanzia che va così perduto.

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