Matteo Renzi più “sereno” che mai
“Se stiamo insieme ci sarà un perché…”. Versi e musica di Mogol e Riccardo Cocciante. Versi profondi che interrogano l’anima, alimentano dubbi e speranze, cercano risposte”.
“Se stiamo insieme la partita è chiusa”. Niente di romantico e di poetico, ma soprattutto niente di Pensiero Politico. È il messaggio di Matteo Renzi alla chiusura, questa certamente sì, dei lavori della Leopolda. L’ex Premier ridotto al 2 virgola qualcosina, ex tutto fuorché “sfasciapolitica”, non sta a chiedersi perché “si stia insieme”, se ci sia o meno qualche ragione alta e nobile per starci. A lui interessa stare insieme – in un campo largo profondamente diviso sulle cose serie – unicamente per mandare a casa Giorgia Meloni. Il che non è un programma politico per il bene del Paese, ma soltanto un modo per vendicarsi d’un qualcosa di personale che resta inconfessabile.
E non si accontenta, Renzi, di stare insieme nel campo largo con le attuali formazioni senza un perché di veramente serio. Ieri, chiudendo la Leopolda, lo sfasciapolitica si è perfino prodotto in una spericolata acrobazia nel campo avversario. Si è rivolto ai militanti di FI con queste parole: “Lasciate Forza Italia e venite con noi. Lo dico a chi ha creduto nel disegno europeista di Silvio Berlusconi, potete venire anche in minigonna”.
Che finale inglorioso nel romanzo di Matteo Renzi! L’ex Presidente del Consiglio che veste i panni d’un attore d’avanspettacolo. La politica ridotta a teatrino. Berlusconi chiamato in causa strumentalmente. Il tentativo di usare il suo perfido “Stai sereno!” con i militanti di un partito, Forza Italia, che ha una storia di collaudata coerenza nel centrodestra. Una trovata banditesca. L’ennesimo insulto alla politica. Amen!



