Virgilio, il mago di Napoli

“Noi conosciamo Virgilio il poeta delle Egloghe, delle Georgiche e dell’Eneide; conosciamo Virgilio, il grande maestro di Dante, ma conosciamo poco Virgilio mago che ha prodigato alla città diletta tra tutte i miracoli del suo potere magico… Molte cose la cronaca attribuisce alla magia di Virgilio”.
Così scrive Matilde Serao in “Leggende Napoletane”.Ed ha perfettamente ragione. Conosciamo ancora poco Virgilio. Eppure, una leggenda ostinata, tuttora viva e trasmessa di bocca in bocca da Posillipo al centro antico, considera proprio lui, prima ancora di San Gennaro, il vero protettore della città. Virgilio il poeta. Virgilio il maestro di Dante. Virgilio il mago che avrebbe insegnato le arti magiche.
Le cronache medioevali napo­letane narrano di come il poeta – che secondo la tradizione eso­terica sarebbe stato un iniziato, in possesso di conoscenze superiori – fece murare nelle fondamenta del maniero che occupa l’isolotto di Megaride (detto da ciò: Castel dell’Ovo) un uovo. Sigillato in una caraffa di cristallo e poi racchiuso in una gabbietta di ferro, l’uovo avrebbe retto le sorti dell’isolotto e di Napoli intera. Qualora si fosse rotto, secondo il vaticinio del poeta, uguale sorte sarebbe toccata alla città.

Il mito di Virgilio e dell’uovo-talismano celato nel castello di Megaride ha avuto una straordinaria diffusione nel Medio Evo. Ma Virgilio era davvero un mago? Di quali poteri sovran­naturali poteva disporre effettivamente?
Ma non finiscono qua le leggende intorno alla figura di Virgilio. Sarebbe stato infatti il poeta a evocare i demoni che resero possibile aprire in una sola notte la via breve tra Napoli e Pozzuoli, una galleria scavata nella collina, posta in posizione sopraelevata rispetto ai due tunnel attuali che sbucano a Fuorigrotta.
Altri prodigi sono associati al nome di Virgilio: avrebbe liberato la cit­tà da una fastidiosa invasione di mosche, guarito i cavalli di Augusto da un misterioso morbo, scoperto una fonte d’acqua capace di guarire ogni genere di malattia, disegnato su una pietra un pesce che rese il mare di Napoli tra i più pescosi del mondo, costruito una sanguisuga d’oro per disinfestare i pozzi della città dagli immondi animali che vi vivevano. Gli si attribuisce persino l’invenzione di un alfabeto magico.
La fama del culto di Virgilio e le credenze magiche sorte intorno al suo sepolcro varcarono i confini d’Italia, come dimostrano i nu­merosi riferimenti in opere letterarie straniere e le richieste che giungevano persino dall’America di rami del lauro cresciuto intorno alla sua presunta tomba di Piedigrotta.
Nella cit­tà che facilmente divora i suoi idoli, Virgilio mago fu amato, rispet­tato, idolatrato quasi come un dio. Gli esperti di scienze esoteriche, prima ancora che immenso letterato, lo considerano l’autentico vate protettore di Neapolis.
Ancora Matilde Serao: “Non vi è che un solo Virgilio. Egli non ha avuto che una magia sola: la grandiosa poesia del suo spirito”.

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