L’enigma del Gesù Nuovo
Dice Alessio Strazzullo – che è tante cose, tra le quali filologo – che in piazza del Gesù è possibile imbattersi in un tesoro nascosto e misterioso. L’aspetto forse più affascinante dell’intera questione è che tale tesoro è in realtà in bella vista, scolpito su una delle facciate più famose di Napoli. Tanto famosa da essere, per un periodo, ritratta sulla banconota da 10.000 lire.
Migliaia di persone attraversano ogni giorno la piazza, alzano lo sguardo verso la chiesa, probabilmente avvertono qualcosa – vittime di una strana sensazione – ma proseguono oltre nella frenesia della giornata. Guardando la facciata, in effetti, si può provare un pizzico di straniamento, soprattutto se ci si allontana e la si osserva da una certa distanza, tenendo l’obelisco sulla sinistra. La chiesa del Gesù Nuovo fu fatta erigere dall’ordine dei gesuiti tra il 1584 e il 1601 sull’antico palazzo Sanseverino. Quando la costruzione fu terminata, l’esterno era rimasto quasi immutato rispetto al palazzo dei principi di Salerno: una grande facciata a bugne piramidali in piperno. Da lontano, come abbiamo detto, la costruzione stupisce, ma è avvicinandosi alle bugne che il tesoro misterioso si mostra. Al di sotto delle piccole piramidi, qualcuno ha inciso dei segni, ancora visibili.


Quando si provò a trovare una spiegazione per quelle incisioni, la tesi più plausibile fu che servivano a identificare le cave di provenienza dei blocchi di piperno. Ma questa non fu certamente l’unica spiegazione proposta. Esoterismo, alchimia, misteri rinascimentali e leggende: i simboli furono, di volta in volta, collegati a proprietà magiche delle bugne che, sistemate correttamente sulla facciata, avevano il compito di far convergere sulla costruzione energie positive e protettrici.
Senonché, l’edificio nella sua storia ha dovuto sopportare una serie di calamità. L’incendio, i crolli della cupola, le confische dei beni dei Sanseverino, la cacciata dei gesuiti… Che tutte queste sventure siano ricollegabili all’errore dei costruttori che, disponendo male le bugne, attirarono sull’edifìcio energia negativa e maledizioni?
Nel 2010 uno storico dell’arte, Vincenzo De Pasquale, ha proposto un’altra tesi. Aiutato dal musicologo Lòrànt Réz e dal padre gesuita ungherese Csar Dors, ha spiegato come la facciata della chiesa possa essere considerata un vero e proprio spartito musicale. I segni non sarebbero, quindi, riferimenti all’occulto e all’universo esoterico, ma lettere in aramaico, sette in particolare — sì, proprio come le note musicali — che si ripetono sulla facciata. Uno spartito musicale da leggere da destra verso sinistra. Questa interpretazione, a opera di Lòrànt Rénz, ha portato alla trascrizione del concerto per organo. Musica rinascimentale, ha detto De Pasquale, che segue il modello gregoriano. Enigma è stato intitolato.
E a guardare la facciata del Gesù Nuovo, mentre la gente attraversa la piazza affollata, non si può far altro che pensare che mai titolo fu più azzeccato.


