Il Pd e le strategie masochiste del presidente Bonaccini

C’è qualcuno in grado di affermare, senza far torto alla propria coscienza, che il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, con il suo faccione trasudante gioia e bontà, non trasmetta genuino ottimismo, a sinistra e perfino a destra, quando parla di programmi politici che inteneriscono perfino i bambini ancorché non ci capiscano niente? Da essere umano, anzi umanissimo, anch’egli scivola spesso e volentieri sulle ovvietà. Robetta, tuttavia, rispetto allo scivolone della sconfitta alle primarie piddì (2023) ad opera – non d’una rediviva Nilde Iotti (tanto di cappello!) – ma dell’ultima arrivata nel partito Elly Schlein. All’epoca, avendo stravinto tra gli iscritti (con una percentuale bulgara), il Nostro fu fregato ai gazebo. Ma mica dai marziani. Il siringone glielo fecero i capibastone dem, grazie all’aiuto concordato sottobanco con i Cinque Stelle. Sono trascorsi oltre tre anni e mezzo, Bonaccini continua a “sorprendere” come “stratega”. Udite, udite! Giovedì da Portici – Festa del Partito Democratico – il presidente ha lanciato un accorato appello a Carlo Calenda: “Ma cosa ci fa lì. Venga da noi. Dobbiamo allargare il campo largo”. Calenda con il M5S e con Avs, perdippiù nella prospettiva probabile di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi! Si vede che Stefano non si è ancora ripreso da quando fu trombato da Elly. Cosa dire? Testardamente masochista!

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

[mc4wp_form id="13355" element_id="style-1"]