Un binario morto per una speranza viva

Ritorniamo sulla questione delle criticità della sanità in Campania. È un mondo che lascia intravvedere moltissime ombre. Tra queste, il dramma della Riabilitazione pediatrica appare forse il più sconvolgente.

Immaginate una famiglia napoletana con un bambino affetto da una lesione cerebrale. Ha bisogno di riabilitazione intensiva, di terapisti specializzati, di un percorso lungo e complesso. Ma nella sua regione, la Campania, quei servizi semplicemente non esistono. O meglio, esistono sulla carta, ma non nella realtà. E allora si parte: destinazione Roma, Milano, Bologna, Genova. Con tutto ciò che questo significa in termini di costi, di fatica, di disgregazione familiare.

Non è un caso isolato. È un fenomeno strutturale che ha un nome tecnico: “mobilità sanitaria passiva”. E un costo umano incalcolabile. Secondo la Società Italiana di Pediatria, un bambino del Mezzogiorno ha il 70% di probabilità in più, rispetto a un coetaneo del Centro-Nord, di dover emigrare per curarsi. Le patologie del sistema nervoso centrale sono in cima alla lista delle cause di migrazione, seguite da quelle dell’apparato osteo-articolare e uro-genitale.

Una regione che funziona al 21%

I numeri della Campania sono impietosi. Il Piano ospedaliero regionale prevede 210 posti letto di riabilitazione intensiva. Quanti ne sono attivi? Quarantacinque. Appena il 21% della capacità programmata. La regione è ultima in Italia per dotazione di neuroriabilitazione in rapporto alla popolazione. La rete si regge essenzialmente sull’IRCCS Maugeri di Telese Terme e su pochi altri posti sparsi tra pubblico e privato accreditato.

Il risultato? Un esodo costante verso il Bambino Gesù di Roma. Che è il primo ospedale italiano per mobilità attiva pediatrica, accogliendo circa 17.500 pazienti extra-regionali nel solo 2023. Ma l’esodo è anche verso le altre eccellenze del Centro-Nord. Un esodo che costa alla Campania oltre 10 milioni di euro l’anno per la sola neuro riabilitazione.

Il quadro complessivo è ancora più pesante: nel 2023 il saldo negativo della mobilità sanitaria campana ha toccato i 306,3 milioni di euro. Risorse spese per curare i cittadini campani fuori regione. Un dato che è secondo solo a quello della Calabria.

Quaranta letti fantasma e un paradosso

Ma il dato più paradossale – e più scandaloso – è un altro. Tre strutture private campane hanno ottenuto l’accreditamento per un totale di 40 posti letto di neuroriabilitazione intensiva: la Casa di Cura Santa Maria del Pozzo (10 posti), il Campolongo Hospital (20 posti) e il Clinic Center (10 posti). L’iter è partito nel 2018. Le tariffe sono state definite nel febbraio 2025. L’accreditamento è arrivato. Eppure, a giugno 2026, nessuna di queste strutture ha potuto accogliere un solo paziente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il motivo? La mancata assegnazione del budget necessario alla contrattualizzazione.

Tradotto: i letti ci sono, le strutture sono pronte, i pazienti aspettano. Ma la burocrazia regionale non ha ancora firmato gli accordi economici che permetterebbero di farli funzionare. Nel frattempo, quegli stessi pazienti vengono spediti a Roma o più su, e la Regione paga il conto della mobilità passiva (più di 10milioni all’anno). È come avere un ospedale nuovo e tenerlo chiuso a chiave, mentre si pagano le ambulanze per portare i malati altrove.

Una finestra che rischia di chiudersi

Nel marzo 2026 la Campania è finalmente uscita dal Piano di Rientro sanitario, il regime di commissariamento che per anni ha ingessato ogni possibilità di investimento e programmazione. Il governatore Roberto Fico ha annunciato il ritorno a una gestione ordinaria della sanità, con la possibilità di programmare assunzioni, investimenti e ammodernamenti.

È una finestra di opportunità storica. Ma le finestre, si sa, possono anche richiudersi. La rapidità con cui verranno attivati quei 40 posti letto già accreditati e verrà potenziata la rete riabilitativa pediatrica sarà uno dei banchi di prova veri della volontà politica regionale.

Perché dietro i numeri, i saldi e le percentuali ci sono bambini. Bambini che hanno bisogno di cure vicino a casa, vicino ai loro genitori, ai loro fratelli, alla loro scuola. Bambini per i quali ogni mese di ritardo burocratico è un delitto consumato. Perché non è la statistica il problema. Il problema è il pezzo di infanzia che va perduto.

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