Giovanni Floris e l’avversione per Giorgia Meloni
Della lunga intervista di Aldo Cazzullo a Giovanni Floris, pubblicata ieri sul Corsera, la vostra Mila Martinetti – anch’ella giornalista professionista, ahimè da circa mezzo secolo – ha scelto per la Siringa di oggi la risposta a una domanda che riguarda questo nostro non facile mestiere.
Cazzullo chiede al notissimo conduttore del talk show Di Martedì: “… Lei, Floris, è considerato antigovernativo, com’è considerata quasi tutta La7”. La risposta: “Chi fa il mio mestiere deve essere critico. Io sono sempre stato critico con tutti i governi. Lasciai la Rai quando c’era Renzi, non Berlusconi. Son stato critico con il governo gialloverde, con quello giallorosso, con Draghi, ora con Meloni. Un giornalista ha il dovere di essere critico. Un talk show che dicesse ‘quanto è bravo il governo’ non sarebbe visto neppure dagli elettori del governo”.
Cosa dire? Floris afferma un concetto tanto giusto da essere ovvio. Epperò, altro è essere critici, altro è avere un’antipatia – ad esempio verso Giorgia Meloni – tanto preconcetta da far intendere che quattro anni di governo la Premier non ne abbia azzeccata una. Converrà, il bravissimo Floris, che ciò non è propriamente “critica”: è qualcosa che le assomiglia, ma al netto d’una palpabile dose di avversione ideologica.



