Piantedosi al Goleto: “Serve il Dialogo per affrontare la complessità culturale e religiosa del nostro tempo”
L’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi ha ospitato ieri il convegno “Civiltà dell’Incontro”, un evento di sicuro interesse sociale. Dopo i saluti istituzionali dell’Abate Riccardo Luca Guariglia e del sindaco Rosanna Repole, due tavole rotonde moderate da Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi: 1) “Il confronto delle idee come risposta alle emergenze del nostro tempo”. Ne hanno discusso: Abu Bakr Alfonso Moretta (Presidente Coreis, Comunità religiosa islamica italiana); Alfonso Pedatzur Arbib (Rabbino Capo Comunità ebraica di Milano); Gaetano Castello (Vescovo ausiliario di Napoli). 2) “Libertà costituzionali e dialogo tra culture e religioni”. Ne hanno discusso: Alberto Melloni (Professore Università di Modena – Reggio Emilia); Alessandro Pajno (Presidente emerito Consiglio di Stato); Daniele De Paz (Presidente Comunità Ebraica di Bologna, ideatore del progetto).
Le conclusioni sono state affidate al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ve ne proponiamo l’intervento integrale.
La storia dell’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi ha attraversato i secoli, conoscendo momenti di grande splendore, periodi di abbandono e successive rinascite. La sua architettura, il rapporto armonioso tra gli edifici e il paesaggio e la stratificazione delle diverse epoche ne fanno un luogo di rara bellezza.
Ma c’è una ricchezza ancora più preziosa: la capacità di questo luogo di continuare a generare sviluppo e occasioni di incontro. È ciò che abbiamo voluto approfondire con questa tavola rotonda, dando continuità al significato del viaggio e del pellegrinaggio come esperienze di conoscenza.
Il viaggio, infatti, non è soltanto uno spostamento verso una meta. È un processo attraverso il quale la distanza dal mondo che ci è familiare diventa un’occasione per approfondire la conoscenza di noi stessi, delle nostre radici e della nostra appartenenza. È questa consapevolezza che ci consente di aprirci agli altri e di confrontarci con loro in modo autentico e libero.
In questo percorso assume un significato particolare Gerusalemme, meta del pellegrinaggio cristiano e luogo di straordinario valore spirituale e storico. La Terra Santa ha rappresentato per secoli un riferimento universale, capace di richiamare persone e comunità diverse. La sua storia ci ricorda quanto sia necessario lavorare per superare le divisioni e favorire l’incontro tra le confessioni.
Le società contemporanee sono caratterizzate da una crescente diversità culturale, religiosa e identitaria. Il pluralismo rappresenta una ricchezza, ma pone anche una questione fondamentale: come costruire una convivenza capace di preservare le identità linguistiche, culturali e religiose, mantenendo aperta una relazione di reciproco riconoscimento e rispetto?
L’Europa è chiamata a governare questa complessità in modo costruttivo. Un approccio che punti a espellere dallo spazio pubblico ogni espressione simbolica religiosa o culturale rischia di alimentare, in alcune persone e comunità, una percezione di esclusione. Allo stesso modo, la chiusura delle comunità nei rispettivi ambiti di appartenenza può ostacolare la costruzione di relazioni e indebolire il senso di partecipazione alla società.
Occorre, invece, promuovere una prospettiva capace di tenere insieme il rispetto delle diverse identità e la condivisione dei principi fondamentali della convivenza.
In questo quadro, il principio di laicità sancito dalla Costituzione italiana assume un significato essenziale. La laicità non implica estraneità delle istituzioni alla dimensione religiosa, ma costituisce una garanzia di libertà e di confronto aperto. La tutela della libertà religiosa richiede anche un impegno attivo delle istituzioni nel favorire condizioni di dialogo e di reciproco rispetto.
Gli articoli 2 e 3 della Costituzione ci ricordano che la persona non vive isolata, ma costruisce la propria esistenza anche attraverso le comunità alle quali sceglie di appartenere. La tradizione costituzionale italiana riconosce la dignità della persona e il valore delle relazioni, trasformando la diversità da possibile motivo di contrapposizione in un’occasione di incontro.
Il dialogo interreligioso può offrire un contributo importante in questa direzione. Tutte le religioni si confrontano, ciascuna secondo la propria prospettiva, con le grandi domande sull’origine e sul significato dell’esistenza. Le risposte possono essere diverse, ma ciò non impedisce di riconoscere un terreno comune nella ricerca del bene e nella dignità dell’essere umano, credente o non credente.
Non è necessario condividere ogni convinzione per poter procedere nella stessa direzione. Il confronto non richiede uniformità di pensiero, ma la disponibilità a riconoscere l’altro come interlocutore legittimo e a costruire rapporti fondati sulla reciprocità.
C’è, inoltre, un ulteriore aspetto del dialogo che merita attenzione. Il confronto con l’altro non serve soltanto a conoscerlo: consente anche di guardare a noi stessi da una prospettiva diversa. L’altro diventa uno specchio attraverso il quale possiamo comprendere meglio la nostra identità, distinguendo ciò che ne costituisce il nucleo essenziale dalle sedimentazioni storiche e culturali che si sono accumulate nel tempo.
In questo processo è importante il contributo degli studiosi e delle autorità religiose, chiamati a svolgere una funzione delicata: elaborare un linguaggio etico capace di mettere in relazione le rispettive comunità attorno a valori fondamentali condivisi.
Attraverso la conoscenza e il confronto è possibile individuare principi comuni senza dover necessariamente condividere la stessa visione del mondo. Il pluralismo non impone di rinunciare alle proprie convinzioni, ma richiede un metodo basato sulla parola, sulla mediazione e sulla ricerca di soluzioni condivise.
Questo confronto deve svolgersi all’interno di un quadro di regole comuni e di garanzie che non possono essere messe in discussione. Due principi, in particolare, restano irrinunciabili: il rifiuto della violenza e la tutela incondizionata della dignità della persona umana.
Il dialogo interreligioso può dunque rappresentare una risorsa concreta per affrontare la complessità culturale e religiosa del nostro tempo. Un percorso che richiede, da un lato, la valorizzazione delle appartenenze e il contrasto a ogni forma di discriminazione e, dall’altro, il rigoroso rispetto della legalità e dei valori fondamentali sui quali si fonda il patto sociale delle nostre democrazie.



