L’insopportabile retorica delle Aree Interne
Aree interne, spopolamento, impegni del Governo centrale, della Regione Campania e dell’Anci. È utile tornare sul tema. L’Irriverente ne ha fatto argomento di assoluta priorità. Perché oggettivamente lo è. E perché fin qui, altra verità oggettiva, abbiamo ascoltato tante parole, anche belle ed encomiabili, ma che ora – se non si passa subito ai fatti – rischiano di comporre un’armonia di buone intenzioni punto e basta, facilmente traducibile in vuota “Retorica delle Aree Interne”.
L’Irriverente torna oggi sul tema. E lo fa con il suo metodo: partendo dai fatti. Fatti che stavolta vengono offerti da due convegni sulle aree interne, appunto. Il primo organizzato a Benevento da Unisannio, ospiti Roberto Fico, Francesco Morra e il ministro Tommaso Foti intervenuto con un video-messaggio. Il secondo ad Ariano, per iniziativa della neonata associazione Futura Irpinia, ospite Dario Nardella. Abbiamo selezionato per voi, naturalmente in sintesi, alcuni passaggi più significativi degli interventi attinti dalle cronache de Il Mattino di ieri a firma di Dario De Martino (evento sannita) e di Vincenzo Grasso (evento irpino). Partiamo da qui. A seguire, un nostro commento.
- Roberto Fico (presidente giunta regionale Campania): “Quando sono arrivato in Regione ho trovato ancora tutti i fondi in pancia per le nostre sette aree interne. Parliamo di quasi cento milioni… Ho formato un comitato ad hoc che presiedo io e che riunisce tutti i direttori generali della Regione e i rappresentanti dei Comuni… La linea è di evitare la frammentazione degli interventi… Serve una strategia generale, che a sua volta necessita di una strategia nazionale… È indispensabile cambiare mentalità. L’idea del borgo come luogo di ristoro di chi viene dalla città e cerca tranquillità non è al passo con i tempi, bisogna evolvere il nostro pensiero culturale… Va anche superata la contrapposizione tra aree interne e aree costiere. Qui andrebbe applicato il principio dei vasi comunicanti… Altra condizione imprescindibile, oltre a fare rete con le Università, è il coordinamento istituzionale”.
- Francesco Morra (presidente Anci Campania): “Per le aree interne serve un gioco di squadra tra Comuni, Regione e Governo centrale. Con il presidente Fico ci stiamo lavorando, dentro una strategia condivisa e di lungo periodo. Occorre tutelare e rafforzare i servizi essenziali: scuole, presidi sanitari, caserme e collegamenti. Sono punti di riferimento che garantiscono diritti, sicurezza e presenza dello Stato. Contrastare lo spopolamento significa garantire servizi, opportunità e condizioni di vita adeguate alle comunità delle aree interne.
- Tommaso Foti (Ministro Affari europei, Pnrr e politiche coesione – Videomessaggio): “Quando parliamo di aree interne parliamo di un patrimonio prezioso e di concreta possibilità di sviluppo del Paese. Ci sono difficoltà oggettive. Per affrontarle servono strategie integrate, collaborazione tra Stato, Comuni, Università e Imprese. È fondamentale una rete per far convergere diverse risorse verso priorità condivise. E serve cooperazione e capacità amministrativa per spendere bene questi fondi. L’impegno del governo Meloni c’è tutto”.
- Dario Nardella (Europarlamentare Pd – presente al convegno di Ariano Irpino): “L’Europa ha fatto poco per le aree interne. Invece c’è da fare moltissimo… C’è troppa differenza tra la qualità dei servizi e le infrastrutture nelle grandi aree urbane e quello che invece troviamo nelle aree interne. Il caso di Ariano Irpino è emblematico. Qui sono tutti in attesa di questa grande opera che è la stazione dell’Alta Velocità; il che significa che dove ci sono le infrastrutture, le aree interne si sviluppano, crescono….”.
Fin qui la sintesi delle dichiarazioni. Orbene, alzi la mano chi non sia d’accordo – in misura totale o parziale – con i concetti espressi. Ed alzi tutt’e due le mani chi non sia convinto che innanzitutto il presidente Fico non pensi davvero ciò che dice e non abbia la piena, sincera volontà di fare quanto afferma. Il sottoscritto, ad esempio, ne è sicuro oltre ogni ragionevole dubbio. E non potrebbe essere diversamente. Anche perché le succitate persone, ciascuna per le proprie competenze, esprimono concetti e volontà di tale buonsenso da potersi ritenere ovvi: dinanzi all’ovvio sarebbe giusto, opportuno, onesto contestare chi si pronuncia nei termini che abbiamo appena letto? Certo che no! Il problema, allora, si sposta sul piano della progettazione e realizzazione di quei concetti. E qui la prima domanda è addirittura scontata: cosa si aspetta per passare dalle parole a fatti? L’interrogativo è pertinente e tanto più, per due motivi. Il primo, parole di Fico in campagna elettorale: le aree interne sono una priorità assoluta. Priorità, dal Treccani: “Anteriorità, antecedenza nei confronti di altro, di altri”. Può dire chicchessia, senza meritarsi del bugiardo, che l’attenzione fattiva dell’attuale governo regionale sia stata per le aree interne e non – come al solito – per Napoli o per Salerno? Il secondo motivo. Dall’insediamento dell’attuale governo regionale non è passato un mese: ci stiamo avvicinando al primo anno. Di tutte le ottime intenzioni ascoltate sabato a Benevento non si vede ancora nemmeno l’ombra di una, una sola, che sia stata messa in concreto sul binario. Eppure non dovrebbe esserci – per ora – un ostacolo di ordine finanziario. Lo ha detto il governatore: dei quasi cento milioni per le aree interne disponibili nelle casse della Regione, De Luca non aveva speso nemmeno un euro, e lui – Fico – sta ancora pensando a come utilizzarli: non possiamo credere, al riguardo, che le menti del Comitato insediato dal presidente ignorino il significato di priorità.
Per carità, nemmeno questo fa cambiare idea al sottoscritto circa la buona fede, l’ottima volontà, la piissima intenzione del presidente Fico di avviare la rivoluzione “pacifica” e “pragmatica” nelle aree interne. Dice, il presidente, che bisogna fermare la contrapposizione tra aree interne e fascia costiera e metropolitana. Ma a chiacchiere o con i fatti? Forse reminiscenze della “legge di Stevino”, il presidente dice anche che alla contrapposizione testé citata bisogna applicare il principio dei vasi comunicanti. Ottima idea: ma quando si comincia a far scorrere almeno un po’ di concreta attenzione, e magari anche qualche spicciolo, dalla fascia costiera alle aree interne?
Al di là degli impegni finanziari ad hoc per queste zone, ci sono situazioni pregresse che si vanno incancrenendo nei mostruosi meccanismi della politica e della burocrazia regionale, e che compromettono la realizzazione perfino di infrastrutture in cantiere da anni. Un esempio per tutti, che peraltro abbiamo già richiamato nei nostri commenti del Venerdì: l’asse viario Contursi-Lioni Grotttaminarda. Nelle casse della Regione ci sono oltre 200 milioni (o dovrebbero esserci, se De Luca non ha scippato anche quelli per Salerno e dintorni, oltre ai 140 della piattaforma logistica di Valle Ufita) destinati – i 200 milioni, dicevamo – alla menzionata strada a scorrimento veloce, tratto Lioni-Grottaminarda. I cantieri di quest’opera sono chiusi da tempo per motivi – appunto – burocratici; e i soldi (se ancora ci sono, vale ripeterlo) restano nel cassetto perché così comanda qualcuno negli assessorati e negli uffici di Palazzo Santa Lucia e dintorni.
Abbiamo citato questo caso perché, se tale è l’organizzazione degli uffici regionali, figurarsi su quale campo burocratico fangosissimo, e con quante possibilità di successo, si potrà svolgere il gioco di squadra tra Regione, Comuni e Governo centrale agognato dal presidente campano dell’Anci, Francesco Morra.
Un altro esempio. Alta Irpinia, zona interna per eccellenza, nonché “cratere” del terremoto del 1980. L’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, unico a servizio della Città dell’Alta Irpinia, 27 comuni associati – un tempo “faro” della Sanità in quel territorio – è stato anno dopo anno depotenziato. Forniva servizi decisamente di ottima qualità. Oggi è diventato una struttura di serie C. Dal momento che la domanda di assistenza c’è e tanto più, vuol dire che la “risposta” è insoddisfacente. Vuol dire che, continuando così, non si fa altro che praticare alle aree interne il suicidio assistito. Ecco – vorremmo chiedere al presidente Fico, incolpevole per quanto non è stato fatto ieri, ma potenziale colpevole per quanto non si dovesse fare oggi – come sia possibile mettere in pratica la sua idea rivoluzionaria per le aree interne se la Regione non riesce nemmeno a difendere e a valorizzare ciò che già c’è e non funziona affatto. Vorremmo anche ricordare al presidente Fico (e ai suoi più diretti collaboratori) che la rinascita delle aree interne sarebbe l’investimento più intelligente, lungimirante e redditizio delle politiche regionali, perché da qui a massimo un decennio saranno proprio questi territori le destinazioni possibili e naturali della inevitabile “migrazione” dall’area metropolitana, già oggi satura e invivibile, non solo per i cittadini ma per le stesse attività produttive. A condizione, va da sé, che si metta mano da subito agli interventi infrastrutturali e alla creazione dei servizi funzionali al miglioramento della qualità della vita. Se quando parla della necessità di evoluzione del pensiero culturale sulle aree interne si riferisce a questo, il presidente Fico non ha altra strada che suonare la sveglia al Comitato creato ad hoc, imponendo in concreto la “priorità” promessa e che oggettivamente serve. Diversamente, il consiglio fraterno è di non sprecare energie intellettuali sul tema al prossimo convegno: finirebbe con il confondere ancor di più le idee alla platea ed anche a se stesso.
A futura memoria, in attesa di risposte, non a noi ma ai territori interessati. Risposte concrete, però: basta con la retorica – mielosa e inconcludente – delle aree interne.



