Ahi ahi ahi, Elly Schlein…!
“Testardamente unitari”. È il titolo del “Lungometraggio” che siamo destinati a guardare fino alle urne delle politiche 2027. Gli attori protagonisti sono sempre loro quattro: Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Poi ci sono le comparse: nel senso che ogni tanto “compaiono” ma atteggiandosi a protagonisti. In prima fila c’è sempre lui: Matteo Renzi. Da qualche tempo ha ripreso le frequentazioni con De Luca: quello “nazionale”, non gli imitatori formato avellinese. Matteo sta prendendo lezioni da Vincenzo sul gioco delle tre carte: specialità napoletana dell’imbroglio che però, secondo De Luca, nella versione salernitana è più sofisticato, grazie all’indorazione indotta dalla sua intellettualità pragmatica. Tuttavia, sulla scena continua a ballare la coppia Schlein-Conte, anche se a passo di minuetto, per decidere chi sarà il candidato Premier del campo largo. Sabato Elly ha alzato la voce, più che contro Conte, nei confronti dei riformisti del suo stesso partito. Ha detto: “È da quando sono stata eletta che cercano di togliermi fuori dai c… Non credo che si vinca al centro. Chi lo dice lo fa perché vuole un candidato moderato, più accomodante, disponibile a larghe intese. In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così”. Cosa dire? Ha memoria corta la segretaria del Pd. Nel 2006 Romano Prodi tornò per la seconda volta a Palazzo Chigi. Ed era un moderato. Anzi, moderatissimo. Soprattutto non era un testardo. Né tanto meno inneggiava alla radicalità sinistroide. E stava dalla parte delle Forze dell’Ordine, non dei delinquenti che alimentano il disordine nelle manifestazioni di piazza e oltraggiano e aggrediscono i tutori dell’ordine pubblico.



