La Verde Irpinia “inquinata” da certa politica

Nel Regno cristiano dei più – indipendentemente da dove sia finito tra Inferno, Purgatorio e Paradiso – chissà se Ciriaco De Mita abbia avvertito un tremito di disappunto alla notizia, qualche giorno fa, del depuratore di Nusco sequestrato dalla Procura per l’insulto dei miasmi all’olfatto dei suoi compaesani. A mio parere, e con tutto il rispetto, dev’essersene fregato altamente, lui che la puzza sotto il naso ce l’aveva per carattere. Una postura, peraltro, che con ogni probabilità ha contagiato almeno due generazioni della classe dirigente politica e amministrativa d’Irpinia, se è vero – come sempre più appare – che troppa gente di questa categoria sia allergica alle questioni ambientali della provincia avellinese.

Forse è soltanto una coincidenza, ma mi piace ritenere che proprio all’insostenibile incoscienza dei signori politici e amministratori locali sia idealmente dedicato il convegno tecnico-scientifico organizzato per sabato prossimo a Lioni dal Comitato “Fateci respirare”. Si tratta d’una iniziativa di valenza sociale molto alta. E decisamente qualificata, grazie alla partecipazione di illustri giuristi e di medici specialisti quotidianamente impegnati su casi di patologie gravi collegabili all’inquinamento. Da loro avremo una “diagnosi” attendibile dello stato di salute di questo meraviglioso territorio che non avrebbe nulla da invidiare alla celebrata Toscana se venisse meglio protetto il suo patrimonio naturale.

L’essenzialità del convegno di sabato è tutta concentrata nella sintesi brillante e allo stesso tempo realisticamente drammatica del titolo: “Irpinia: da ambiente di vita ad ambiente di rischio”. Quattro parole opportunamente combinate – Irpinia, ambiente, vita, rischio – riassumono una condizione che le cronache provinciali hanno annunciato con tasselli quotidiani, i quali però solo oggi, a mosaico composto, restituiscono il quadro di gravità concreta della realtà ambientale irpina.

Una realtà drammatica – accennavamo nel commento al titolo del convegno – che è frutto d’anni d’abusi in minima parte scoperti e in misura ancor minore puniti: abusi in edilizia, nel consumo di suolo, negli smaltimenti di rifiuti speciali, negli scarichi industriali a risparmio, e in tutte le altre rapine a viso coperto che hanno diffusamente sfregiato vegetazione e sorgenti, ovvero il meglio ambientale della Verde Irpinia. Anni d’irresponsabilità individuali e collettive, di teste girate dall’altra parte, di affari sporchi coperti da complicità insospettabili.

La puzza sotto il naso degli amministratori e dei politici locali di serie a, b e c. Essi avrebbero dovuto spiegare quanti e quali passi hanno fatto nelle loro specifiche attività di competenza per evitare gli scempi che i cittadini irpini non vedono più, perché vi ci sono abituati; ma che restano impressi negli occhi di chi viene in Irpinia per motivi di lavoro, per chi ci torna dopo anni, per chi di questo territorio ha sentito ben parlare e viene a cercare riscontri. Niente, non hanno fatto nessun passo. Sempre con le dovute ma poche eccezioni, i nostri amministratori locali curano l’hobby – che poi diventa alibi – dello “sguardo lungo”: si atteggiano a Statisti, ostentano il peso sulle spalle della geopolitica, che con loro non c’entra un cavolo; ma intanto tergiversano, s’impappinano quando bisogna render conto dei succitati “passi” mai fatti per sbarrare la strada agli speculatori, ai “ladri d’ambiente” sotto mentite spoglie.

Alzate lo sguardo verso le pale eoliche che hanno invaso l’Alta Irpinia. Pochi sindaci di quell’area, tanto pochi da contarsi su una mano sola, hanno provato a dire basta. Sono rimasti inascoltati, assai spesso zittiti dai loro capi-partito d’ogni colore politico, ignorati dalla Regione Campania, fatti passare per sognatori. Sì, certo, l’energia pulita, le rinnovabili. Ma cosa ci guadagnano il territorio, l’ambiente, le comunità locali? Chi risarcisce il presente e il futuro di quest’Irpinia che da “ambiente di vita” è diventato “ambiente di rischio”? Una coraggiosa e brava giornalista di Sant’Angelo dei Lombardi – Elisa Forte (Irpinia Tv) – ha consumato alcuni anni d’impegno totale per indagare e raccontare tutto lo “sporco” dell’invasione eolico-barbarica che ha mutato il volto dell’Alta Irpinia: lo ha fatto in solitudine, nell’assoluta indifferenza del potere politico e amministrativo locale, regionale e nazionale. Qui ci hanno guadagnato a sbafo soltanto le multinazionali, una speculazione che grida vendetta. Se non è “colpevole” l’aggettivo appropriato al silenzio di molti amministratori locali, come potrebbe definirsi quella postura: cecità, superficialità, irresponsabilità, incapacità? Al di fuori di queste probabilità – per onorare la rima baciata – c’è soltanto un’altra parolina, si pronuncia “complicità”.

I parchi eolici sono soltanto l’esemplificazione più attuale delle speculazioni sull’ambiente irpino. La colpa grave più generale, quella della mancata programmazione e attuazione degli interventi di generale difesa del territorio, è tutta in capo alla classe dirigente politica e amministrativa: diciamolo giusto per fissare comunque una data di partenza, è quella che ha “maneggiato” il potere dagli Anni Settanta in poi, la stessa – o giù di lì- che ha lasciato in eredità all’Irpinia il pò-pò di classe dirigente “invisibile” e “irrilevante” oggi. In ogni caso, da queste parti l’Ambiente è passato sempre in ultimo ordine. Nemmeno quando è arrivato il monito severo del 23 novembre ‘80 è stato compreso il valore naturale vero di questo “Ambiente di vita”.

Tuttavia, e in conclusione, la cosa peggiore è che le generazioni politiche e amministrative con la puzza sotto il naso di demitiana memoria si sono sciacquate la bocca dell’Ambiente irpino in tutte le campagne elettorali. Ma poi, di fatto, vi hanno sputato sopra “veleni” d’ogni genere: dall’Indifferenza all’Irresponsabilità, dall’Incapacità alla Complicità. Complimenti!

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