Scuola: Campania-Lombardia, i numeri che dovrebbero far riflettere

di Anna Carmen Lo Calzo

Si torna a scuola.

Anche la Campania ha riaperto le porte delle scuole primarie e secondarie dopo la lunga e rovente pausa estiva.

Il rientro in classe, più o meno gradito ai milioni di studenti italiani, mi fa riflettere su un dato  serio che riguarda il profondo divario tra Nord e Sud.

Si tratta di una crepa atavica mai colmata nonostante investimenti, normative europee e interventi straordinari, destinati al Sud per sanare carenze e diversità nella gestione delle risorse e dei tempi di realizzazione dei progetti.

Proviamo ad analizzare il divario tra Campania e Lombardia, due facce opposte del sistema educativo italiano, per l’anno scolastico 2025/2026.

Dal confronto emergono una Regione trainante per servizi e capacità di spesa sul territorio – come è la Lombardia -contro una realtà del Sud che, pur a fronte di enormi stanziamenti e importanti segnali di riscatto, combatte con una burocrazia locale lenta e con enormi carenze strutturali.

Di fatto, la Lombardia e la Campania sono tra le Regioni che hanno ottenuto la quota maggiore di fondi del “PNRR Istruzione”, ma tali quote sono state gestite con dinamiche di spesa radicalmente diverse.

Alla Campania sono state assegnate risorse massicce per rispettare il vincolo della “Quota  Sud” e,  nonostante i bandi straordinari contro la dispersione come la linea “Agenda Sud” ( piano strategico del Ministero dell’Istruzione e del Merito, cofinanziato dai Fondi Strutturali Europei, all’interno del Programma Nazionale “Scuola e competenze” 2021-2027), i dati di monitoraggio ministeriali evidenziano un forte blocco burocratico: solo il 16,8% dei progetti PNRR risulta completato.

Tra gli aspetti chiave dei gravi ritardi emergono: Edilizia Scolastica, Sicurezza, Spesa Locale e bilanci dei Comuni che segnalano una differenza netta nella manutenzione degli istituti.

Storicamente, la spesa corrente dei Comuni della Lombardia per l’Istruzione pubblica per singolo abitante è quasi tre volte superiore rispetto a quella deii comuni della Campania.

In Campania si registrano le strutture scolastiche mediamente più svantaggiate del Mezzogiorno.

Oltre il 65% degli edifici scolastici campani non dispone delle certificazioni fondamentali (agibilità e prevenzione incendi).

Pur avendo ricevuto proporzionalmente meno fondi in base alla popolazione scolastica rispetto al Sud, la Lombardia viaggia a una velocità doppia.

La capacità amministrativa dei comuni lombardi ha permesso di portare a termine il 40,4% dei progetti finanziati, quasi il triplo rispetto alla Campania.

La Lombardia, pur avendo strutture datate, investe costantemente in innovazione strutturale avvalendosi misure regionali specifiche come il “Bando Spazio alla Scuola”, i cui risultati concreti hanno portato al finanziamento complessivo di 9 grandi progetti di edilizia innovativa, grazie a un fondo iniziale di 60 milioni di euro che ha coperto fino al 100% delle spese ammissibili per i Comuni vincitori, con contributi massicci compresi tra i 5 e gli 8 milioni di euro per singolo intervento.

Non è mia intenzione fare la lista della spesa di tutte le criticità e disparità tra Campania e Lombardia, ma un altro dato riporta che uno studente campano frequenta mediamente 200 ore di scuola in meno all’anno rispetto a un coetaneo lombardo, accumulando un deficit formativo quantificabile in circa un anno e mezzo di scuola perso alla fine del ciclo della scuola dell’obbligo.

Poiché il “Tempo Pieno” rappresenta un servizio fondamentale alla qualità dello studio e della vita di famiglie e studenti, il divario si traduce concretamente in disagi nella vita quotidiana e in crisi del rendimento scolastico.

I dati riportano che in Lombardia oltre 1 scuola su 2 gode del Tempo Pieno (53%), contro il 18% della Campania (meno di 1 scuola su 5).

La Lombardia risulta essere  leader nazionale per accesso alla Mensa Scolastica con punte del 65% in province come Milano e Monza, mentre in molte aree della Campania meno del 20% dei bambini ha la mensa.

I progetti di contrasto alla povertà educativa erogano regolarmente fondi straordinari nelle aree più a rischio (vedi “Agenda Sud”, grazie alla quale nel solo anno scolastico recente, oltre 11.500 giovani campani sono stati attivamente recuperati o mantenuti all’interno dei percorsi di istruzione), ma il problema è che spesso tali interventi faticano a diventare strutturali.

Bisogna però ammettere che la Campania recentemente sta registrando una  reazione positiva sul piano sociale. I monitoraggi regionali indicano che è riuscita ad abbattere il tasso di dispersione scolastica sotto il target critico del 10% (attestandosi al 9,7%), recuperando migliaia di ragazzi che avevano abbandonato gli studi e accorciando le storiche distanze con la stessa Lombardia.

È innegabile che il confronto tra le due Regioni mostra come i rispettivi problemi legati alla scuola rispondano anche a complesse dinamiche storiche, economiche e sociali molto contrastanti, diametralmente opposte, difficilmente sanabili.

Tuttavia, sono sempre più convinta che i risultati si ottengono attraverso gli sforzi e l’impegno provenienti “dal basso”, oltre che dalle Istituzioni.

L’impegno sociale derivante da una comunità attiva e partecipativa non può certo fare miracoli, ma è fondamentale per mantenere alta l’attenzione delle Istituzioni su temi imprescindibili come l’Istruzione e la Formazione.

Il Sud c’è se le comunità diventano consapevoli di esserne le protagoniste. Bene i diritti, ma c’è anche il dovere di crederci e di pretendere dalle Istituzioni di poter marciare al ritmo dei cambiamenti e delle evoluzioni. La pretesa è quella di confrontarsi con una burocrazia territoriale sana, sveglia, operativa, che superi le dinamiche clientelari borboniche trite e ritrite.

La Campania ce la può fare, qualche cambiamento si intravede, ma non basta.

La consapevolezza di appartenere a una comunità sempre più attiva e vigile, che guida le scelte anziché subirle, potrebbe sicuramente fare la differenza, fermare i cervelli in fuga e accelerare il passo verso l’inversione di rotta definitiva.

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