In un paese democratico
In un paese democratico come l’Italia l’osservanza delle leggi e il rispetto delle istituzioni non sono negoziabili e sono presidio irrinunciabile della convivenza civile tra i cittadini e le loro associazioni. La violazione della norma penale ha come conseguenza naturale la sanzione prevista dall’ordinamento. Non ci sono e non ci debbono essere zone franche. A ciascuno è garantita la libertà -quale diritto fondamentale della persona- di esprimere il proprio pensiero, anche attraverso la protesta organizzata, di criticare l’operato dei governanti e di rivendicare misure di miglioramento della propria condizione umana, economica e sociale. Ogni azione che ostacoli o comprima tale diritto fondamentale si pone in contrasto con la nostra carta costituzionale.
La sicurezza è a sua volta una funzione propedeutica e complementare all’esercizio dei diritti della persona. Naturalmente la sicurezza, se non vuole tradire la sua funzione, deve presidiare l’esercizio dei diritti e non limitarli.
Rimanendo agli incidenti di queste ultime settimane verificatisi nelle piazze di Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli e tante altre città in Italia, mi viene subito di fare un netto e doveroso distinguo tra le centinaia di migliaia di manifestanti che hanno protestato civilmente con rivendicazioni assolutamente legittime (diritto allo studio, al lavoro, alla casa, contro le guerre, per la tutela dell’ambiente) e manifestanti, poco più di un migliaio, che sono scesi in piazza con l’unico obiettivo delle violenza e della devastazione.
Ora, è evidente che la condanna generalizzata nei confronti dei manifestanti tout court è strumentale. Associare i giovani che protestano per i propri diritti a quanti non hanno rivendicazioni plausibili e vogliono solo sfondare le vetrine e saccheggiare i negozi e mostrare le loro azioni sui social è sbagliato e pericoloso.
La legittima protesta dei giovani non solo deve essere ascoltata dalle istituzioni e in qualche modo valorizzata per tentare di dare risposte concrete, ma deve anche essere garantita quale esercizio della libertà di manifestazione del pensiero. Ho apprezzato il capo della polizia Pisani quando all’indomani dei fatti di Milano, nonostante il ferimento di alcuni poliziotti, ha dichiarato che “la polizia deve garantire l’esercizio delle libertà e dei diritti fondamentali”.
Certo le azioni delinquenziali di quanti hanno deliberatamente violato le leggi e agito la violenza nei confronti di poliziotti e cittadini, arrecando danni al patrimonio pubblico e privato, deve essere condannata e punita secondo le leggi del nostro ordinamento.
A mio giudizio, però, è sbagliato inasprire le pene e prevedere nuove fattispecie di reato tutte le volte che la tensione sociale esplode nelle piazze dando luogo ad episodi sia pur gravi di violenza organizzata. Le leggi ci sono e il sistema sanzionatorio è sufficientemente valido per contrastare e punire chi delinque, non c’è bisogno di nuove leggi. Piuttosto è la prevenzione dei fenomeni di violenza a non essere adeguata e andrebbe migliorata.
Dopo di che ci sarebbe bisogno di entrare nel merito delle richieste di chi manifesta esprimendo insoddisfazione per un presente difficile e un futuro che neanche si riesce a vedere.
Il governo, le istituzioni, la politica, non possono cavarsela con generiche promesse di fare, peraltro negli anni sistematicamente disattese. Non si possono adottare ad horas, nella concitazione degli eventi, leggi limitative della libertà di manifestare e ignorare completamente le richieste di miglioramento delle condizioni di vita dei giovani e non solo.
Non si può pensare che dando in pasto all’opinione pubblica il presunto ideatore ed organizzatore degli atti di violenza, la protesta possa considerarsi domata e così vissero tutti felici e contenti, salvo poi verificare giudizialmente che le incolpazioni a carico Youssef Siher, irrilevanti penalmente, non giustificavano il suo arresto e i fatti allo stesso contestati non integrano i sufficienti indizi di colpevolezza necessari alla convalida del fermo. E giù le accuse al GIP, da parte della presidente Meloni, di avere emesso un’ordinanza vergognosa. Alla faccia del rispetto della magistratura e della separazione dei poteri. Insomma magistrati buoni, i pubblici ministero che hanno disposto l’arresto e un magistrato che emette provvedimenti vergognosi quale la negazione della convalida, peraltro con un’ordinanza ben motivata. Il tentativo di distrazione di massa è miseramente naufragato e toccherà ancora parlare di diritto allo studio, lavoro, stipendi, sanità, affitti, carovita



