Uno “Più Uno”? Semplice: fa Due

Uno vale uno? Macché! Già in principio, il motto fondativo del M5S di Beppe Grillo appariva uno slogan di filosofia politica apparentemente intrigante ma in sostanza privo di realismo e di valenza pragmatica. Con la pochette di Conte, poi, ha perso sempre più la matrice popolare rischiando di sembrare uno sfottò. Tuttavia – archiviato il concetto grillino, e in vista delle elezioni politiche 2027 – il fascino del primo numero naturale non ha lasciato indifferenti Franco Gabrielli – quattro volte ex: prefetto di Roma, capo della Polizia, capo dei Servizi Segreti, capo della Protezione Civile – ed Ernesto Maria Ruffini, anch’egli un ex, ma d’altra importantissima e temutissima branca dell’Amministrazione dello Stato: l’Agenzia delle Entrate.
Il fascino del numero Uno, si diceva. Notizia di qualche giorno fa, Gabrielli e Ruffini hanno fondato un nuovo partito, o movimento, se può essere un termine meno compromesso con la Prima, la Seconda e la Terza Repubblica. Nome di battesimo: “Più Uno”. E qui non è affatto facile interpretare il significato che la coppia ha voluto dargli. Per ora ci sono una certezza e una probabilità. La cosa certa, nient’affatto una novità, è che la collocazione di Più Uno è nell’area di centrosinistra, una specie d’affiliazione al Pd in cambio d’un paio di posti in Parlamento. La cosa probabile è che – nel caso si facciano le Primarie del campo largo – a correre ci sarebbe anche Gabrielli. Alla luce delle succitate “certezza” e “probabilità”, la lettura del nome dato al nuovo partito (o movimento) potrebbe essere la seguente: Uno “Più Uno” fa due. Ossia: cara Schlein, dacci due posti in Parlamento e faremo una campagna elettorale all’altezza delle nostre capacità.
Fantapolitica? Tempo al tempo.

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