Caro Irriverente
Oggi sono pervenute due comunicazioni da due carissimi lettori, sempre molto attenti alle questioni che L’Irriverente tratta. L’argomento del giorno – il disagio giovanile e la guerriglia che ha messo Milano a ferro e fuoco – tiene decisamente banco. Anche nei numerosissimi, brevi messaggi che si aggiungono alle due note, più strutturate, che oggi pubblichiamo nell’ordine in cui ci sono pervenute.
Un sentito ringraziamento per il prezioso contributo ai carissimi amici.
La prima nota è di Tonino Castellano

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Concordo come sempre : la tua è una profonda analisi che si basa sul dato “drammatico” della mancanza di strumenti critici nei manifestanti, e, ancora più drammatica e preoccupante è quella stessa mancanza, madre della prima, in noi adulti, rendendoci incapaci di fornire quell’esempio e quella fonte di principi, che se correttamente applicati e serenamente trasmessi, costituirebbero un deterrente alla commissione di atti censurabili. Se, però, i genitori, i nonni di questi bambini “incoscienti” sono sempre alla ricerca di parcheggi – asili, scuole, cellulari , videogiochi incontrollati- pur di non essere disturbati anch’essi immersi in un mondo virtuale ed edonistico, il dito resterà l’unico punto di riferimento per lo sguardo di grandi e piccini. E la luna….? Quale luna? Rimarrà solo quella dei manipolatori di cervelli che faranno di noi quello che vogliono.
In questo nostro incontro “ epistolare” e specificamente sul punto del rapporto tra genitori e figli mi piace ricordare un episodio che papà, maestro elementare, prima di vincere il concorso per cancelliere, mi raccontò.
Mentre faceva lezione, notò che uno scolaro di quarta elementare continuava ad infastidire il suo compagno di banco tentando rinpetutamrnte di colpirlo al volto con la penna col pennino in punta (quelli che si intingevano nel calamai in vetro incastrati sul banco). A quel punto si allontanò dalla cattedra, si avvicinò all’irrequieto, con una mano gli strappò la penna di mano e con l’altra gli mollò due sonori ceffoni, prima a mano dritta e poi a mano rovescia.
L’indomani , in orario scolastico, si presentò il padre del bambino schiaffeggiato chiedendo ragione, con fare minaccioso, dell’accaduto. Papà fece notare che non era il caso durante la lezione di parlarne e più opportuno sarebbe stato parlarne con calma a scuola magari quel pomeriggio stesso. E così fu. Ancora più impettito e minaccioso il genitore chiese: “Come vi siete permesso di schiaffeggiare mio mio figlio?” E, con le braccia incrociate sul petto, aspettò la giustificazione. “Ho sbagliato e sono veramente rammaricato!” Esordì con tono pacato mio padre. E contnuò: “Quel bambino non meritava gli schiaffi che ha preso, ma poteva accecare il compagno di banco! Però non aveva nessuna colpa per meritarsi quegli schiaffi che invece li merita chi non ha saputo insegnargli che certi gesti violenti e pericolosi non sono tollerabili. E quel qualcuno è il padre!” Si alzò dalla sedia e lo riempìdi botte, cacciandolo fuori a pedate dalla scuola.
Il diritto/dovere di indirizzare i figli era stato ricordato!
Lo jus corrigendi dei maestri era stato applicato!
Io non avrei convocato in questura per l’interrogatorio i bambini, ma i genitori facendo due semplici domande: “Quanti minuti al giorno dedicate al confronto con i vostri figli? E quante ore al vostro cellulare?”
La seconda nota è di Carmine Mariano

Come temevo, ma facilmente prevedevo, il Governo e le istituzioni coinvolte rispondono ai fatti di Milano con l’aggravamento delle pene e la previsione di nuovi reati. Addirittura il Guardasigilli ha dichiarato che “non sarebbe blasfemo pensare di estendere l’imputabilità ai minori di 14 anni”. Nulla, invece, neanche il tentativo, di indagare e affrontare con serietà le cause dell’estraniazione e del disagio dei giovani, le loro legittime rivendicazioni. Nulla è stato previsto per le scuole e l’istruzione, nessun investimento per rendere accessibile teatro, cinema, impianti sportivi, niente per gli affitti degli studenti fuori sede, per la mobilità. Solo punizione. Ovviamente la sola repressione non funzionerà e scaverá nuovi e più ampi solchi tra le istituzini e i giovani. Non è che negli Stati Uniti l’avere previsto la pena di morte ha fatto diminuire i reati di sangue. Tutt’altro.
I giovani sono una nostra responsabilità. Nessuno pensi che tra gli adolescenti del 17 ottobre di Milano non ci possono essere anche i nostri figli e nipoti. Naturalmente condanno tutte le violenze e devastazioni ma allo stesso tempo non mi assolvo e non assolvo la politica. Anzi.
Caro Camillo c’è un’eclissi di luna.
Un abbraccio.
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Grazie ad entrambi. Mi piace notare che il richiamo alla luna si è dimostrato particolarmente suggestivo. In questo senso vorrei dire ai carissimi amici l’unica cosa che credo si possa dire. E cioè che dobbiamo il dovere di avere fiducia e – molto più di prima – impegnarci con tutte le nostre forze per cercare di proporre una lettura diversa e più giusta delle nostre esistenze e di quelle dei nostri figli. Magari – perché no? – anche arricchendo questo giornale di preziosi contriburi come questi.
Grazie.


