Quando gli zar erano zar veramente
a cura di Camillo Caruso
Chi avrebbe mai potuto pensare che si potesse creare una solida amicizia tra il Regno di Napoli dei Borbone e l’Impero Russo degli zar? Cosa avrà mai legato la sterminata e gelida steppa russa alle assolate coste del Tirreno?
Ebbene, questi due mondi più di due secoli fa impararono a conoscersi e stabilirono forti legami culturali e commerciali. L’amicizia, nata con Ferdinndo I° nel 1779, durò praticamente fino alla fine del Regno delle Due Sicilie e finì soltanto con la scomparsa dei Borbone a seguito della costituzione dell’Unità d’Italia.
La forte intesa tra queste due realtà fu suggellata dal dono dello zar Nicola I alla città di Napoli, costituito dalla celebre coppia di cavalli con cavalieri in bronzo, che ornano l’ingresso dei giardini di Palazzo Reale di Napoli, ove oggi ha sede la Biblioteca Nazionale. Un’altra coppia identica fu posta all’inizio del Ponte Anickov sul fiume Neva a San Pietroburgo, allora capitale dell’Impero. Mentre sulle basi marmoree dei “cavalli di bronzo” è scolpita, in latino, la testimonianza dell’amicizia e della stima tra i due sovrani, dalla quale nacquero quegli scambi commerciali e culturali dagli innegabili vantaggi reciproci.
Infatti, oltre l’amicizia, si realizzò anche una precisa intesa commerciale tra i due popoli. Fu così che a Kronstadt, una località isolana situata di fronte a San Pietroburgo, fu realizzata una grande officina industriale, copia perfetta del Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, la prima fabbrica italiana di locomotive, rotaie e materiale rotabile, nata nel 1840, che era tanto ammirata dallo zar.
Furono inoltre replicati a San Pietroburgo i successi del Teatro San Carlo, mentre a Napoli si cominciò a gustare la bontà del baccalà del baltico e si fece conoscenza del grano duro, che aprì la strada a lavorazioni pregiate come quella della pasta e della pastiera napoletana.
Gli intensi scambi artistico-culturali continuarono per molto tempo, e non è un caso che uno dei maggiori architetti, che in quegli anni modellarono l’ex capitale russa, sia stato il napoletano Carlo Domenico Rossi, che si trasferì a San Pietroburgo, dove fu naturalizzato con il nome di Karl Ivanovich.
Il musicista napoletano Giovanni Paisiello per lunghi anni deliziò la corte russa di Caterina II. E non mancavano mai musicisti napoletani che eseguivano i concertini e la posteggia. tra l’altro – come già riportato proprio ieri – addirittura la canzone napoletana più famosa al mondo, ‘O sole mio, nacque nel 1898 ad Odessa, laddove Eduardo Di Capua, in tournée con il padre ed altri musicisti, musicò i versi che gli aveva consegnato a Napoli, prima della partenza, il poeta Giovanni Capurro.
Su invito dello Zar, i Borbone di Napoli inviarono in Crimea maestranze qualificate nell’agricoltura, nell’allevamento, nelle bonifiche con lo scopo di sviluppare economicamente quelle terre depresse della Russia. Queste comunità napoletane, che all’inizio del XIX secolo si trasferirono in quei territori lasciando il caldo sole del Regno di Napoli, hanno oggi in quei luoghi i loro discendenti.
Sia gli avvenimenti culturali che le attività commerciali intessute con l’Impero Russo consolidarono ulteriormente la posizione della corte napoletana, già abbastanza di rilievo, nello scenario internazionale dell’epoca, contribuendo a porre Napoli al centro dell’Europa che contava.
Ancora due eventi, di importanza internazionale, certificano l’indissolubile legame di allora tra i due popoli.
Nella guerra di Crimea, combattuta dal 1853 al 1856, tra la Russia e l’Impero Ottomano, si realizzò il sostegno a quest’ultimo da parte della Francia, del Regno Unito e del Regno di Sardegna. Il Regno delle Due Sicilie non partecipò a questa alleanza, dichiarandosi neutrale, ed offrì, invece, alla Russia i propri porti nel Mediterraneo per l’assistenza alla flotta. Inoltre, nonostante l’embargo commerciale imposto dalla coalizione filoturca, Napoli continuò a commerciare con l’impero degli zar. Questo fatto, a detta di molti storici, ebbe un peso significativo nella decisione assunta dall’Inghilterra, a guerra finita, di organizzare la caduta dei Borbone, finanziando Garibaldi e l’invasione del Regno delle Due Sicilie.
Infine, un altro evento, altrettanto significativo, sancì l’indissolubile legame tra il Regno di Napoli e la Russia: il contributo che i zar dettero ai Borbone nella riconquista del Regno dopo i moti del 1799 che portarono alla creazione della Repubblica Partenopea. Ci fu un determinante aiuto militare dello Zar a favore della filoborbonica Armata della Santa Fede che, guidata dal cardinale Ruffo, il 13 giugno del 1799 entrò trionfante in Napoli. Nella circostanza, lo Zar Paolo I inviò in aiuto dei Borbone quattro battaglioni di soldati dell’esercito regolare russo, due battaglioni di cosacchi e tre navi da guerra.

